"Balorda Nostalgia" di un altro tempo: il vuoto pneumatico cantato (per così dire) da Olly
Se c'è una cosa che l'industria discografica italiana contemporanea sa fare alla perfezione, è prendere il vuoto pneumatico, mettergli un po' di autotune, impacchettarlo con una produzione ruffiana e venderlo come "la voce di una generazione". E al centro di questa farsa colossale oggi siede Olly, l'ennesimo "artista" (e le virgolette non sono mai state così necessarie) gonfiato a dismisura dalle major e pompato da un sistema radiofonico che ha palesemente smesso di avere un'anima. L'ultimo scempio si intitola "Balorda Nostalgia", un brano che definire mediocre sarebbe un complimento, perché la mediocrità presuppone almeno uno sforzo fallito. Qui, invece, siamo di fronte al nulla calcolato. Partiamo dal testo, che è forse la parte più dolorosa di tutta l'operazione. "Balorda Nostalgia" sembra scritto non da un cantautore, ma da un generatore automatico di frasi fatte per adolescenti in crisi ormonale. Il testo fa palesemente acqua da tutte le parti: cerca di esplorare il tema del ricordo e del rimpianto, ma lo fa con la profondità di una pozzanghera a metà agosto. Invece di offrire un'immagine poetica, cruda o anche solo autentica di cosa significhi sentire la mancanza di qualcosa, il brano si trascina su rime banali e concetti triti e ritriti. La "nostalgia" viene definita "balorda" nel tentativo disperato di dare un tono vissuto, un po' street e un po' bohémien, a un sentimento che nel pezzo suona finto come una banconota da tre euro. È un cantautorato da Baci Perugina 2.0, dove si cerca l'effetto "frase da mettere sotto il post di Instagram" sacrificando qualsiasi parvenza di narrativa logica o spessore letterario. Olly è l'emblema di tutto ciò che è sbagliato nel pop odierno: un artista estremamente sopravvalutato che non ha un graffio nella voce, non ha un guizzo nella melodia e, soprattutto, non ha niente di reale da dire. La sua interpretazione è talmente piatta, talmente processata e corretta in studio, che potrebbe essere sostituita da un'intelligenza artificiale e nessuno, letteralmente nessuno, se ne accorgerebbe. Il problema non è nemmeno lui in sé, ma il meccanismo titanico che lo sorregge. Le major hanno deciso che questa è la formula che vende: il "ragazzo della porta accanto" che canta canzonette innocue con una finta patina di malinconia. E le radio, complici e pigre, eseguono gli ordini, mettendolo in heavy rotation fino a farti il lavaggio del cervello, cercando di convincerti per sfinimento che questa roba sia orecchiabile o, peggio, "emozionante". "Balorda Nostalgia" non è una canzone, è carta da parati acustica. È rumore di fondo per i centri commerciali. Testualmente imbarazzante, musicalmente irrilevante e concettualmente offensiva per chiunque ami la musica vera. Radersi al suolo da soli con testi del genere dovrebbe essere impossibile, ma Olly e il suo team di produttori/esecutori ci sono riusciti. Hanno creato un buco nero di banalità che inghiotte ogni pretesa artistica. Tra qualche anno, di questa "balorda nostalgia" non rimarrà nulla, se non l'effettivo e balordo ricordo di un'epoca in cui bastava un ritornello plasticoso per essere chiamati cantanti.
Alessio Miglietta
Commenti
Posta un commento