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RECENSIONE GRANDI CLASSICI: In the Court of the Crimson King

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Pubblicato nell'ottobre del 1969, In the Court of the Crimson King non si configura come un semplice debutto discografico, ma come l'atto formale di codifica di un nuovo vocabolario sintattico per la musica popolare britannica. I King Crimson di Robert Fripp operano una cesura netta: esautorano del tutto la matrice blues d'oltreoceano per applicare il rigore formale della composizione di derivazione europea e l'interplay del jazz modale a una strumentazione di stampo rock. La produzione, curata dalla stessa band ai Wessex Sound Studios di Londra, restituisce un suono stratificato e tridimensionale che definisce i canoni acustici dell'incipiente rock progressivo. Il manifesto programmatico di questa operazione è la traccia d'apertura, "21st Century Schizoid Man". Strutturata su una macro-forma A-B-A, la composizione si apre con un riff all'unisono in 4/4 dalla marcata connotazione heavy, ancorato a una scala pentatonica minore sporcata ...

Due parole su SAL DA VINCI, di Alessio Miglietta

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Esistono nel panorama musicale italiano delle figure che, per una strana e insondabile alchimia sociologica, vengono innalzate agli altari della venerazione pubblica. Figure intoccabili, protette da uno scudo di devozione popolare che respinge ogni tentativo di critica oggettiva. Tra questi totem contemporanei spicca, in tutto il suo sfolgorante mistero e la sua allucinata ostentazione, Sal da Vinci. Ma mettiamo subito le cose in chiaro, per sgombrare il campo da facili e noiose incomprensioni. Sia messo agli atti: questa non è un’invettiva contro il "figlio d’arte" . Assolutamente no. Il fatto che porti sulle spalle il peso (e il cognome, e il traino, e i contatti) di Mario da Vinci è un mero, trascurabilissimo dettaglio anagrafico. Sal si è fatto da solo, mattone dopo mattone, senza alcun tappeto rosso srotolato dal lignaggio familiare. Ovviamente. E vi prego, non cadiamo nella trappola della discriminazione territoriale. Chi oserebbe mai criticarlo perché è nap...

Due parole su TIZIANO FERRO, di Alessio Miglietta

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Sono passati quasi venticinque anni da quando un ventunenne di Latina irruppe nelle radio italiane implorando perdono su una base R&B di plastica, palesemente scopiazzata dalle produzioni americane di fine anni Novanta. Quel Xdono (un plagio mai visto prima, fra l'altro) fu il Cavallo di Troia con cui Tiziano Ferro invase il panorama musicale nazionale. All'epoca, nella desolazione del pop italiano, sembrò a molti una boccata d'aria fresca. Oggi, un quarto di secolo più tardi, possiamo finalmente ammettere la verità senza il timore di essere linciati dalla giuria popolare: Tiziano Ferro è il più grande monumento all'immobilismo artistico e alla pigrizia emotiva che l'Italia abbia mai partorito. Se si ascolta la discografia di Tiziano Ferro in sequenza, si ha la sinistra impressione di ascoltare un'unica, interminabile traccia durata venticinque anni. Il suo marchio di fabbrica non è uno stile musicale, ma un ricatto emotivo costante. Ferro ha pre...

La Vertigine dell'Inchiostro: L'Elettricità della Parola

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L'atto supremo e irrevocabile dello scrivere non si riduce mai a un mero esercizio di compiacimento estetico o a una sterile combinazione di fonemi, ma si innesca, con la violenza improvvisa di una detonazione, come un cortocircuito vitale e inarrestabile, una scossa sismica di proporzioni inaudite che attraversa le terminazioni nervose più recondite per fondere inesorabilmente mente, carne e spirito in un unico, vibrante ricettacolo di energia pura e selvatica. Questa forza titanica e primordiale, che scorre sotterranea lungo i crinali scoscesi dell'esistenza umana, si erge a sfida suprema, lucida e sprezzante contro l'assurdo quotidiano, afferrando per la gola quel feroce "male di vivere" che attanaglia la nostra specie – quell'angoscia strisciante che ammorba le ore vuote e i giorni tutti spaventosamente uguali – per trasmutarlo, attraverso un doloroso, insostituibile processo di alchimia interiore, in una catarsi sanguinante e purificatrice. Si...

L'Abbraccio Malinconico dei Blackfield: Analisi Sonora e Lirica di FOR THE MUSIC

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L'ipnotica e crepuscolare "For The Music" dei Blackfield, il celebre sodalizio artistico tra il genio del progressive rock britannico Steven Wilson e il cantautore israeliano Aviv Geffen, si erge come un autentico santuario sonoro in cui rifugiarsi dalle brutture del mondo moderno, offrendo una masterclass di art-pop malinconico e stratificato. Da un primi folgorante impatto, il brano si poggia su una struttura ciclica e avvolgente, guidata da un arpeggio di chitarra acustica cristallino che viene presto avvolto da un tappeto di sintetizzatori eterei e da una sezione ritmica dal groove lento, inesorabile e dalle sfumature quasi addirittura trip-hop , elementi nuovi per la band, che creano un muro del suono denso ma mai oppressivo, in pieno stile con la produzione sempre maniacale e tridimensionale di Wilson. La progressione armonica gioca su continui chiaroscuri emotivi, mantenendo una tensione costante che non sfocia mai in un'esplosione violenta o ritorn...

WHAT'S THE STORY? MORNING GLORY: L'Elettricità del Respiro degli Oasis

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Nel momento esatto in cui i primi accordi graffiano l'aria, non è semplice suono quello che si sprigiona, ma un organismo vivo e pulsante che respira a pieni polmoni l'umidità delle strade e la trasforma in pura energia elettrica. Questo disco del 1995 non si ascolta semplicemente, lo si attraversa mentre lui attraversa noi, come una forza della natura che si fa materia vibrante, un battito cardiaco amplificato che accelera e spinge ogni cosa verso l'avanti senza mai voltarsi. Le chitarre ruggiscono come motori caldi pronti a scattare, le percussioni scandiscono il tempo di una marcia vitale e inarrestabile, mentre la voce tagliente diventa il vento che sferza il viso in corsa. È un vortice sonoro che assorbe la malinconia e la spara via sotto forma di luce abbagliante, un paesaggio metropolitano che improvvisamente prende vita, dove i lampioni sembrano osservarti e i marciapiedi accompagnano i tuoi passi con il loro respiro ruvido. In mezzo a questa spinta ince...

9 CRIMES di Damien Rice: L'Immagine Deforme dell'Amore

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C'è un momento preciso, magari mentre guidi di notte o sei perso nei tuoi pensieri, in cui quella gigantesca pattumiera che spesso chiamiamo "radio" smette per miracolo di trasmettere suoni di plastica pre-confezionata e lascia passare un capolavoro. 9 Crimes di Damien Rice (tratta dall'album 9 del 2006) è una di quelle rarissime e preziose eccezioni. Quando le sue prime, esitanti note di pianoforte fendono l'aria, la mediocrità commerciale scompare e si entra in uno spazio intimo, quasi sacro. Probabilmente parliamo di uno dei brani più emotivamente devastanti del cantautorato moderno. La struttura musicale di 9 Crimes è una meravigliosa sottrazione. Non ci sono muri di suono, ma solo un pianoforte scheletrico, un violoncello che entra come un pianto trattenuto e, soprattutto, l'intreccio vocale tra Damien Rice e Lisa Hannigan. La scelta del duetto non è casuale: le due voci non cantano semplicemente insieme, ma si rincorrono, si sovrappongo...

Alla Fiera Dell'Est di Angelo Branduardi: L'inesorabile e poetica danza del destino

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"Alla fiera dell'est" (1976) non è semplicemente il brano più celebre di Angelo Branduardi, ma un vero e proprio manifesto di architettura musicale e narrazione filosofica. Nata dall'adattamento del canto pasquale ebraico Chad Gadya, la canzone si presenta come una filastrocca infantile, ma nasconde al suo interno una complessa riflessione sull'esistenza, orchestrata attraverso una struttura formale geniale. Ecco un'analisi tecnica e concettuale del brano, focalizzata sull'evoluzione, il movimento e la poetica. Il concetto di "progresso" e "crescita" in Alla fiera dell'est non è solo un tema testuale, ma è codificato nel DNA stesso della partitura attraverso la struttura cumulativa (o ad incastro). Ad ogni strofa, il brano aggiunge un nuovo elemento narrativo e melodico ("e venne il gatto...", "e venne il cane..."), costringendo la melodia a dilatarsi all'indietro per ripercorrere l'intera cat...

Recensione di COME TI VORREI di Pierpaolo Capovilla (da OBTORTO COLLO, 2014)

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Tratto dall'album "Obtorto Collo" (2014), il brano "Come ti vorrei" è un frammento di anima pura, un esercizio di scavo interiore che Pierpaolo Capovilla compie con la precisione di un chirurgo dell'emozione, spogliando il linguaggio di qualsiasi orpello per arrivare all'osso di una verità bruciante e disarmata. In questa ballata scarna, quasi sussurrata, la voce di Capovilla si fa carezza e spina, trasformando l'atto del comporre in un rituale intimo dove la scrittura diventa la trasposizione di un'assenza, di un desiderio che si fa corpo nell'invocazione di un "tu" che è al contempo speranza e condanna. Il brano tocca vette liriche di una bellezza lancinante, specialmente laddove egli confessa, con una disarmante onestà, che nel sorriso dell'altro risiede tutta la bellezza del mondo, una visione che eleva il rapporto umano a forma metafisica, un rifugio sacro dal quale attingere la forza per proseguire. Rispetto al...

CRITICA AL PREMIO STREGA E CAGATE SIMILI: PAURA E DISGUSTO AL NINFEO PER IL CADAVERE IMBALSAMATO DELLA LETTERATURA

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Sono le due di notte, il posacenere straborda di mozziconi annegati in un fondo di whisky scadente e lo schermo del portatile mi fissa come un occhio iniettato di sangue. Lì sopra, in streaming, scorrono le immagini della solita, stantia, insopportabile passerella. Il Premio Strega. O il Campiello. O qualunque di queste cagate colossali in cui un branco di mummie si scambia pacche sulle spalle sorseggiando champagne. Mi sale un conato. È la puzza della stasi. L'odore dolciastro e stucchevole della putrefazione accademica. Guardateli. Seduti nelle loro poltrone di velluto, intrappolati in una ragnatela di amichettismo così densa che ci vorrebbe un lanciafiamme per aprirsi un varco. Non c'è slancio. Non c'è una fottuta scintilla. È il trionfo assoluto dell'immobilità. La mafia editoriale – i soliti tre o quattro colossi fusi in un unico, mostruoso corollario dorato di carta – ha deciso a tavolino mesi prima chi vince, chi perde, chi sorride a favore di telecam...

KSALBA: L'Antidoto Contro la Plastica Radiofonica

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KSALBA è un progetto musicale indipendente che si muove nell'ombra del panorama alternative rock contemporaneo, posizionandosi come una creatura sfuggente, refrattaria alle logiche commerciali e alle etichette di genere. ​Nato dall'esigenza di rompere il monopolio della musica "preconfezionata", il profilo artistico di KSALBA, duo nato a Sofia nel 2020 (in piena pandemia) è caratterizzato da un profondo dualismo stilistico e da una forte componente cinematografica. Non parliamo di Benji e Fede insomma... Accendere la radio oggi, persino quelle stazioni che si fregiano orgogliosamente dell'etichetta "Rock", è diventato un esercizio di frustrazione e malinconia. Ci si ritrova intrappolati in un loop temporale dove i soliti quattro classici, per quanto immortali, vengono spremuti fino all'osso, alternati a una "pappa" commerciale preconfezionata, priva di spigoli e piallata dall'autotune e dagli obblighi di spinta forsennata de...

Nico Maraja e l'ultimo disco "Imenotteri & Cosmi" [Recensione]

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Nico Maraja, originario di "quel ramo del Lago di Como" e oggi romano d'adozione, è un cantautore, musicista e polistrumentista visionario. Autentico artigiano della musica d'autore contemporanea, la sua carriera abbraccia anche l'editoria, la radio e la composizione di musiche teatrali. Nel 2021, per l'etichetta Noteum, Maraja ha pubblicato il suo terzo capitolo discografico: "Imenotteri & Cosmi". Questo ambizioso lavoro, che in poco più di ventinove minuti condensa un universo sonoro di straordinaria complessità, rappresenta uno dei vertici espressivi e compositivi dell'artista. L'album è articolato in dieci tracce che esplorano il dualismo filosofico evocato dal titolo: la microscopica ed erratica laboriosità degli insetti contrapposta alla maestosa, insondabile immensità del cosmo. Da un punto di vista musicale, "Imenotteri & Cosmi" vanta una struttura di matrice colta, ricca di dinamica e arrangiamenti polie...

S.V.Q.R. di Michele Romagnuolo: Quattordici Versi e la Rinnovata Urgenza del Sonetto

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La silloge poetica "S.V.Q.R. Sonetti de Vita Quotidiana a Roma" di Michele Romagnuolo si presenta nel panorama letterario contemporaneo come un'operazione colta, coraggiosa e profondamente necessaria. L'opera si configura come un perfetto ingranaggio metrico capace di spingere la tradizione poetica verso una modernità febbrile e pulsante, ridando linfa vitale a uno schema metrico straordinario ma, purtroppo, caduto in disuso come il sonetto. Lontano dall'essere un mero e sterile esercizio di rievocazione nostalgica, Romagnuolo dimostra una vera e propria urgenza espressiva che trova la sua perfetta valvola di sfogo nella struttura rigida della forma classica. Dal punto di vista prettamente tecnico, l'autore rispetta rigorosamente i canoni strutturali della tradizione, articolando i componimenti nella rigida gabbia formale di quattordici versi endecasillabi suddivisi nelle classiche due quartine e due terzine. Romagnuolo mostra una notevole padronan...

Il Bagliore Oscuro di LIGHTS degli ARCHIVE

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Questa è l'analisi di una catarsi siderale. Un'opera monumentale come la Full Version (di oltre 18 minuti) di "Lights" degli Archive è scolpita a fuoco nella memoria di chiunque viva la musica non come semplice intrattenimento, ma come esperienza immersiva. Ci sono brani che non si limitano a farsi ascoltare, ma esigono di essere abitati: "Lights", title track e manifesto programmatico dell'album del 2006 del collettivo londinese, non è una semplice canzone, ma un'architettura sonora di stampo brutalista, un monolite di apparentemente infinito che sfida le leggi del mercato discografico per riabbracciare un'estetica dilatata, figlia del krautrock più cerebrale e di un post-rock di matrice elettronica dove gli Archive non scrivono musica, bensì costruiscono un paesaggio mentale. Dal punto di vista prettamente tecnico e compositivo, il brano è una masterclass nella gestione della tensione la cui struttura rifiuta la canonica forma-can...

L'ULTIMA RIVOLTA di Alessio Miglietta, secondo il critico letterario Massimo Ridolfi

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Alessio Miglietta in queste sue pagine, L'ultima rivolta - Revanscismo e controcultura (2025), si pone di fronte alla realtà senza munirsi di schermi, di barriere che lo salvaguardino dalla pienezza del suo sguardo sul dato contemporaneo, cioè sul presente, dove si rinnovano le invero mai interrotte lotte per il predominio dell'uomo sopra l'uomo, uomo sempre più strumento politico della politica militare che è apolitica in realtà, perché l'azionamento delle armi naturalmente interrompe quelle autentiche della politica, che sono, in nuce, solo quelle del libero confronto dialettico costruttivo tra parti politiche e società civile; ma, ahimè, in un mondo dove l'1% della popolazione è in grado senza coscienza di detenere e continuare a produrre e alimentare senza soluzione di continuità una ricchezza pari a quella in possesso dell'altro 99% degli uomini, alla politica non resta che autosospendersi e muovere guerre per riconquistare territori, anche eco...

Il Trionfo Immortale di Paul Stanley in LIVE TO WIN

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Ci sono canzoni che non si limitano ad essere ascoltate, ma pretendono di essere iniettate direttamente nel sistema nervoso, e questa traccia ne è l'esempio perfetto. Paul Stanley è riuscito nell'impresa di creare qualcosa di unico, per quanto lontano dal trucco e dal sound dei Kiss di cui era voce, chitarra e colonna portante. Dal punto di vista prettamente tecnico, il brano si fonda su una struttura ibrida micidiale, tipica del modern hard rock d'inizio millennio: un giro di basso sintetizzato, cupo e pulsante, che detta il ritmo nei versi per poi aprirsi in un vero e proprio "muro di chitarre" distorte nel ritornello. La produzione è magistrale nel calibrare la compressione sonora, creando un contrasto netto tra l'atmosfera claustrofobica delle strofe e l'esplosione liberatoria del ritornello, dove le frequenze medie e alte vengono saturate per massimizzare l'impatto emotivo. La performance vocale è monumentale, graffiante e tesa fino a...

ANTICO MISTERO di Alessio Miglietta

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Cammino nel grigio perenne di un’ombra cronica, laddove il petto è una cella ascetica, un altare muto, dove la mente esige il rigore della geometria e sputa sul dogma, sul santo, sul rito venduto. Io cerco la prova del ferro, il solco del vero, mentre il mio cuore consuma, da solo, il suo antico mistero: la brama di un’anima che vaghi libera e fiera, quando la morte, infine, diviene tregua e preghiera. ​Poi l'urto. La calca sbadata della carne stradale, una spallata distratta nel flusso del mondo animale. Tutto vacilla nell'attrito della fretta sovrana, ma sopra il mio costato una forza si ancora, pagana. Un minuto — o un millennio — di sosta assoluta, mentre la terra si scuote e la gente saluta. ​È una dervìscia della notte, una scheggia di fumo, ha ali di velluto cupo, sdegnose d'ogni profumo. Striature di bruno e di lutto, venature di terra, come la buccia dei boschi che il freddo disserra, e rari puntini di zolfo, o d'oro bagnato, stelle fossili impresse...

HO AVUTO LA FOLLE IDEA DI RISCRIVERE "PERDUTAMENTE" DEL POVERO ACHILLE LAURO. ORA È UNA CANZONE VERA.

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Ricostruzione di un Testo: La mia collisione frontale con Perdutamente  di Achille Lauro A cura di Alessio Miglietta Un lamento di plastica ristagnava nell'etere. Perdutamente di Achille Lauro mi è scivolata addosso come un motore ingolfato, un battito asfittico, privo della vertigine della bellezza, svuotato di ogni reale slancio poetico. La mediocrità è un freno a mano tirato sull'anima, un affronto al movimento del pensiero, e io mi rifiuto categoricamente di viaggiare a passo d'uomo. Ho impugnato la penna come un bisturi elettrico. Non potevo tollerare quella stasi, quell'assenza cronica di classe. Ho smontato l'impalcatura opaca del testo originale, strappando via i detriti della banalità. Dove c'era un sussurro rassegnato, ho iniettato carburante ad alti ottani. Dove mancava l'estetica, ho forgiato versi taglienti e rime autentiche, come acciaio in corsa. La mia riscrittura non è un semplice restauro, è una deflagrazione. Ho accelerato...

PLAGI ITALIANI RECENTI E ALTRE AMENITÀ

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Le note musicali sono solo sette . Questa è la giustificazione storica, la trincea dietro cui si nascondono discografici, produttori e artisti da quando esiste la musica pop. Ma tra un "omaggio", una "citazione" e un vero e proprio "copia-incolla" c'è di mezzo un oceano di diritti d'autore, polemiche feroci e avvocati agguerriti. Nella musica italiana, la caccia al plagio è uno sport nazionale quasi quanto il calcio. Nessuno è al sicuro: dai mostri sacri del finto-rock nostrano fino ai fenomeni pop da classifica sfornati dallo streaming e dai talent. Ecco un piccolo viaggio tra i casi più evidenti, eclatanti e discussi della nostra storia musicale più recente. Le nuove generazioni dominano le classifiche mondiali, ma i loro accordi hanno spesso un sapore... decisamente vintage. Iniziamo dai Måneskin: fuori di testa o fuori tempo? L'ascesa globale di Damiano e soci è passata per la trionfale e sopravvalutata vittoria a Sanremo 2...