Cosa resta di un urlo? L’enigma dei LINKIN PARK tra il fantasma di Chester Bennington e il ruggito di Emily Armstrong
Quando il 20 luglio 2017 il corpo di Chester Bennington ha reso il suo ultimo tragico responso alla gravità dell'esistenza, non assistemmo alla semplice interruzione di una parabola artistica, ma al collasso di un'architettura emotiva su cui un intero cambio di millennio aveva edificato le proprie nevrosi. Perché c'è una discriminante fondamentale, spietata e spesso rimossa dalla retorica del music-business, che separa la dissoluzione di una band per insanabili divergenze artistiche dal trauma indicibile del suicidio del suo frontman: nel primo caso parliamo di una scissione, nel secondo di un lutto irreversibile. Se un cantante lascia il gruppo per seguire una deriva solista o perché i rapporti umani si sono incrinati, la sua voce continua a esistere altrove, riallocata in un altro spazio sonoro. Ma cosa accade quando la voce viene inghiottita dal silenzio per sempre? Qual è il limite etico, concettuale e puramente musicale che separa la legittima volontà di sopravvivenza ...