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Laringe in fiamme e stadi pieni: la spietata verità sull'anti-cantante Ultimo

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Non occorre un orecchio assoluto per accorgersene, basta un orecchio qualsiasi purché funzionante: Ultimo ha trasformato il più grande limite della musica pop italiana contemporanea — la totale assenza di tecnica vocale — nella sua principale cifra stilistica. Spezziamo pure una lancia a suo favore per onestà intellettuale: come autore di ballate pop melodrammatiche ha indubbiamente un fiuto commerciale notevole, sa costruire ganci melodici semplici, immediati, perfetti per essere cantati a squarciagola sotto la doccia o in auto. Ma la scrittura è un conto, l'interpretazione vocale è un altro, e quando Niccolò Moriconi abbandona la protezione della produzione in studio e prova a fare il cantante, la realtà dei fatti emerge in tutta la sua spietata chiarezza, ponendoci di fronte a un esecutore privo di voce, di estensione e di qualsiasi nozione fondamentale di canto. Il successo di Ultimo si fonda infatti su un grande equivoco acustico e psicologico che fa presa su un pu...

COME TI RADO AL SUOLO LA CLASSIFICA SETTIMANALE DI RADIO ITALIA. L'ITALIANO MEDIO È UN POVERO LOBOTOMIZZATO

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Ecco la classifica di Radio Italia dal 16 al 22 agosto 2026, opportunamente demolita brano per brano. Un viaggio al termine della pazienza radiofonica, tra ritmi latini di plastica e banalità da villaggio turistico: #1 Merk & Kremont feat. Serena Brancale, The Kolors - Partenope Un minestrone di artisti buttati a caso nel calderone per mungere il cliché napoletano. Più che "Partenope", è una pizza all'ananas sonora progettata a tavolino. #2 Gaia - Bossa nostra L'ennesimo insano tentativo di spacciarci ritmi sudamericani annacquati per finta eleganza avanguardista. "Noiosa nostra", semmai. #3 Tommaso Paradiso - Agitare coca cola Il titolo svela la sua inossidabile routine di scrittura creativa: agitare nostalgia anni '80 a caso, aggiungere un po' di zucchero e servire il tutto rigorosamente sgasato. #4 Emma, Fabri Fibra - Antidroga Un'accoppiata che fa passare la voglia persino di accendere la radio. Il titolo sembra solo un pretes...

QUANTO SEI STONATO...DOV'È IL TALENTO DI ACHILLE LAURO?

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Il fenomeno Achille Lauro è forse uno dei casi di studio più interessanti della discografia italiana recente: il perfetto trionfo dell'involucro sul contenuto, dove la regia d'immagine, il costumismo e il marketing della provocazione vengono usati per mascherare una spaventosa povertà vocale e musicale. Se si spoglia la sua produzione dal contorno di riflettori, abiti di alta moda, quadri allegorici e citazioni d'arte mandate a memoria, quello che resta sul nastro è il nulla cosmico: un performer privo dell'elemento fondamentale che dovrebbe definire un cantante, ovvero la voce. Dal punto di vista puramente tecnico ed anatomico, parlare di "estensione vocale" per Achille Lauro è quasi un azzardo terminologico. Un cantante professionista — anche nel pop o nel rock — gestisce estensioni di almeno due ottave, controlla l'appoggio diaframmatico, gestisce le dinamiche tra piano e forte e possiede un'intonazione stabile. Lauro non fa nulla di tut...

È USCITO IL MIO NUOVO LIBRO, VARIE IPOTESI SUL VUOTO 🌀

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Cosa succede quando il vuoto smette di essere una semplice assenza e diventa l'unica vera condizione in cui riusciamo a vivere? È finalmente disponibile "VARIE IPOTESI SUL VUOTO" , la nuova, dirompente silloge poetica indipendente di Alessio Miglietta. Questa non è una raccolta di poesie rassicuranti progettata per consolare. È un'autopsia dell'anima contemporanea: un'esplorazione cruda, viscerale e senza filtri della nostra epoca. In un mondo frenetico dominato da "grattacieli" specchiati e "fabbriche che ruggiscono", l'autore ci trascina in un viaggio introspettivo dove l'alienazione metropolitana è la protagonista assoluta. Attraverso un linguaggio affilato che mescola in modo geniale metafore cliniche, tecnologiche e urbane, l'opera scava a mani nude nei nostri abissi interiori: 🩸 L'Amore come Infezione: Le relazioni non sono edulcorate, ma presentate nella loro veste più disillusa e tossica, descritte...

La Metamorfosi Musicale del Verbo Poetico secondo l'autore MARCO PETRUZZELLA

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Esiste un momento germinale, nella riflessione teorica ed esistenziale del poeta Marco Petruzzella, in cui la parola smette di contemplare la propria aristocratica solitudine per aprirsi alla necessità impellente della manifestazione. Mosso da una dialettica che egli stesso definisce apertamente iperbolica — un'attitudine stilistica e filosofica in cui l'esagerazione espressiva diviene tensione verso l'assoluto —, Petruzzella traccia una parabola illuminante sulla transizione dal verso puro alla forma canzone. Non si tratta di una semplice operazione di adattamento metrico né di un compromesso commerciale, bensì di una vera e propria metamorfosi ontologica. Con un'analogia folgorante e quasi teologica, il poeta paragona questo passaggio al modo in cui la divinità decide di farsi profeta per comunicare con il creato, o a come l'anima si trasforma in spettro per rendere percepibile la propria presenza. Tale trasfigurazione risponde a una «pratica necessari...

Dicono di LETTERATURA ROCK ... il contributo di Alessandra Vasconi del blog letterario "I Libri di Alessandra"

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Glen Hansard e la fine dell'autenticità acustica

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C'è una tragica, spietata e quasi poetica ironia nel fatto che sia stato proprio l'asfalto di Dublino a portarsi via Glen Hansard in quel maledetto luglio del 2026. La strada, quella stessa entità fisica, ruvida e ostile che lo aveva battezzato, nutrito e forgiato come artista fin dai tempi di Grafton Street, ha finito per reclamare il suo figlio più devoto a causa di un atroce incidente motociclistico. Con lo schianto fatale di quella notte, non scompare solo un cantautore immenso, leader dei The Frames e premio Oscar, ma se ne va definitivamente l'ultimo vero cantore della strada. Un randagio della melodia che aveva elevato il busking a una liturgia laica, fatta di sudore, saliva e verità bruciante. Hansard non era semplicemente un musicista prestato ai marciapiedi; era la via stessa che si faceva carne, legno e suono. La sua intera parabola artistica resterà per sempre la testimonianza di una connessione senza filtri tra asfalto e palcoscenico. Che si trovass...

[MONOGRAFIA] Afterhours: La poesia del rumore, del furore e del buio

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Milano. Piove su una metropoli industriale e grigia. L'asfalto riflette le luci giallastre dei lampioni. In sottofondo, il fischio distorto di un amplificatore valvolare spinto al massimo. Il riverbero cresce fino a diventare insopportabile, poi un accordo di chitarra elettrica lo spezza a metà. C'è stato un momento in cui il rock in Italia era solo un'imitazione sbiadita di ciò che accadeva oltreoceano. Poi, dal ventre umido di Milano, è emersa un'entità che ha preso la melodia italiana, le ha tagliato la gola con un vetro rotto e ha usato il sangue per scriverci sopra poesie maledette. Questa è la storia degli Afterhours. Probabilmente, la più grande rock band che questo Paese abbia mai partorito. Quando gli Afterhours squarciano il velo degli anni Novanta, il rock italiano è diviso a metà: da una parte l'impegno politico scarno e rurale dei CSI, dall'altra il rumore bianco e raffinato dei Marlene Kuntz. La creatura di Manuel Agnelli si insinua e...

[MONOGRAFIA] Oasis: L'anima ruvida e immortale del Britpop

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La scelta di ripercorrere la storia degli Oasis significa per me guardare a un pezzo di vita condiviso, a una parte del cuore marchiata indelebilmente con i colori della Union Jack, per immergersi nella parabola di una band che ha segnato a fuoco l'ultimo decennio del Novecento e non solo. Attivo dal 1991 al 2009, questo storico gruppo di Manchester guidato dai fratelli Noel e Liam Gallagher ha saputo incarnare lo spirito del Britpop e dell'indie rock come nessun altro, vendendo oltre 70 milioni di dischi e trasformandosi da fenomeno musicale a vero e proprio costume sociale. Il loro stile, sospeso tra il rock ruvido degli anni settanta e un rock and roll sfacciatamente melodico, si è sempre nutrito di una fiera attitudine britannica, tanto che la stampa coniò per loro il termine "Sex Beatles", evidenziando la sintesi perfetta tra l'impatto sonoro e nichilista dei Sex Pistols e la pura genialità armonica dei Beatles, arricchita dalle influenze di Rolli...

IL "TALENTO" SECONDO IL TELEVOTO. E LA MUSICA DOV'È?

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Le cantanti dei talent show. Quella roba che ti propinano come il futuro della musica, ma che è, in realtà, il presente della mediocrità. Non sono artiste, sono spot ambulanti, pacchetti preconfezionati pronti per essere venduti. Il talento? Ah, quello è opzionale. L'importante è avere una buona storia alle spalle o, in mancanza di quella, un paio di qualità che fanno parlare: la bellezza che sfida ogni legge della fisica o, all’opposto, il peso di un satellite. Due estremi che servono solo a distrarre dal vuoto cosmico che chiamano musica. E poi arriva il momento clou: la lacrima. Ogni cantante di un talent ha una lacrima di default. È come l'autotune, non puoi farne a meno. "Ho sofferto tanto, ma ora sono qui." Certo, perché noi non abbiamo sofferto, no. Noi viviamo in un mondo perfetto. E tu, poverina, con la tua chitarra di plastica e il tuo sogno spezzato, ci stai raccontando una favola moderna. Lacrime che valgono più del talento. E funziona! Funzion...

La Tempesta Arriva su Seattle: L'esordio dei NIRVANA con BLEACH

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Nel 1989, il panorama musicale underground del Pacific Northwest era una confluenza di distorsioni sature e nichilismo estetico, un contesto che i Nirvana incapsularono con clinica brutalità nel loro album di debutto, "Bleach" (Sub Pop Records), registrato presso i Reciprocal Recording Studios sotto la guida pragmatica di Jack Endino per soli 606 dollari e 17 centesimi; l'opera si presenta immediatamente non come un manifesto generazionale dai toni epici, bensì come un referto medico di alienazione suburbana tradotto in frequenze basse e fuzz zanzarosi, un ibrido sonoro che deve tanto ai Black Sabbath quanto all'hardcore punk dei Black Flag, senza tuttavia rinunciare a un'insospettabile geometria compositiva. L'apertura del disco è affidata a "Blew", un brano il cui peso specifico è dettato da un errore tecnico clamoroso ma provvidenziale: Kurt Cobain e Krist Novoselic, convinti di aver allentato le corde verso il baratro per ottenere mag...

TI LASCIO UN CAPOLAVORO ... "LUCE de IL PURGATORIO DI TOM

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​L'anomalia analogica del Salento: una preghiera rock per esorcizzare il buio del nostro tempo. ​Purtroppo è palese una precisa narrativa geografica e musicale che la critica italiana, per pigrizia o per comodità, tende a cucire addosso al Salento. È una terra storicamente e mediaticamente appaltata al levare ostinato del reggae, alle derive folkloristiche della taranta e, nell'ultimo decennio, al predominio digitale della trap e dell'urban. Eppure, se si ha la pazienza di sollevare la coltre di questa omologazione stilistica, si scopre un sottobosco di fervida resistenza. È in questa trincea periferica, orgogliosamente ostinata a far vibrare il legno e l'acciaio lontano dai riflettori della Milano da bere, che prende vita l'esordio discografico de Il Purgatorio di Tom. ​Il quartetto salentino — composto da Andrea Zapparrata (voce e chitarra acustica), Gabriele "Pieri" Epifani (chitarra elettrica), Mirko Prato (basso) e Francesco Rucco (batteri...

Cronaca di una Morte Musicale Annunciata: La Lenta Agonia dell'Album di Willy Peyote

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Mi è stato "caldamente" consigliato "un disco assurdo". La mia innata curiosità mi ha messo in posizione di ascolto, e ho chiesto subito chi fosse l'artista. Ecco, lì ho per un attimo assunto la posizione di difesa, semplicemente perché per un motivo o per un altro ho avuto modo di avere a che fare con il suo materiale. Anatomia di uno schianto prolungato si presenta infatti con la consueta, stucchevole pretesa concettuale di Willy Peyote: fare da specchio critico alla società usando l'ironia come grimaldello, fallendo però miseramente sotto il profilo squisitamente tecnico in un mare di prolissità e pesantezza formale. L'elemento che aggredisce subito l'orecchio è l'eccesso grottesco dell'arrangiamento: l'album è letteralmente asfissiato da un'impalcatura ridondante e pretenziosa di archi e fiati che, anziché arricchire il tessuto armonico, satura il mixaggio creando un insopportabile e confusionario "effetto polpe...

[MONOGRAFIA] The Soundtrack Of Our Lives: Il Viaggio Lisergico al Centro dell'Universo

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C’è stato un momento, a cavallo tra il crepuscolo dei Novanta e l’alba incerta del nuovo millennio, in cui il baricentro del rock and roll sembrava essersi spostato dalle metropoli anglosassoni verso latitudini più algide e insospettabili. La Svezia, da sempre terra di perfette simmetrie pop, covava nel suo ventre un vulcano di fuzz, delay, visioni cosmiche e sciamanesimo garage. Al centro di questo cratere sedeva, a gambe incrociate e avvolto in un caftano, Ebbot Lundberg. I The Soundtrack of Our Lives (da qui in poi T.S.O.O.L.) sono stati il segreto meglio custodito e, al contempo, l'esplosione più deflagrante del rock nordeuropeo. Spesso – e colpevolmente – derubricati da una critica frettolosa a meri "revivalisti" del garage anni Sessanta, epigoni fuori tempo massimo dei Nuggets , la band di Göteborg è stata in realtà un demiurgo capace di plasmare un'epopea mistica ed elettrica. I T.S.O.O.L. non copiavano il passato: lo fagocitavano per sputarlo nel p...

L'Ultimo Treno del Cantastorie: L'Eredità Immortale di FRANCESCO GUCCINI

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Con la scomparsa di Francesco Guccini, avvenuta il 6 agosto 2026 all'età di 86 anni nella sua casa di Pavana, sull'Appennino tosco-emiliano, l'Italia saluta uno dei più grandi maestri della canzone d'autore; circondato dall'affetto della moglie Raffaella e della figlia Teresa, Guccini se n'è andato lasciando in eredità quasi sessant'anni di parole, storie e melodie che hanno formato la coscienza critica ed emotiva di intere generazioni, invitandoci a un viaggio attraverso lo stile, la poetica e i capolavori di un artista che ha saputo cantare, con ironia e disincanto, le nostre più profonde inquietudini. Pur avendo sempre rifiutato l'etichetta di "poeta" per autodefinirsi un "cantastorie" o un artigiano, il suo ineguagliabile stile letterario mescolava sapientemente registri alti, termini desueti e arcaismi con il linguaggio colloquiale delle piazze, dando vita a narrazioni fluviali che rifuggivano la classica struttura po...

Brave New World: la lacerante e maestosa distopia romantica degli IRON MAIDEN

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Nel maggio 2000 l’album Brave New World fece la sua trionfale irruzione nel panorama musicale globale, e non segnò semplicemente il ritorno alla voce di Bruce Dickinson e alla chitarra di Adrian Smith , ma sancì la rinascita epica e definitiva degli Iron Maiden , pionieri incontrastati del British Heavy Metal , celebri per la loro iconica e incalzante cavalcata ritmica al basso, l’architettura armonizzata (ora a tre chitarre) e una teatralità vocale operistica che ha trasceso i confini del genere per farsi leggenda assoluta. L’omonima title track , un autentico capolavoro di progressione sonora e tensione emotiva , si apre con un arpeggio acustico delicato, ipnotico e malinconico, una carezza oscura che culla l’ascoltatore prima di esplodere nella grandiosa sferzata elettrica guidata dal basso pulsante di Steve Harris , tessendo un’atmosfera che mescola magistralmente la freddezza distopica alla tragicità del romanticismo decadente. Ispirata al celebre romanzo visionario ...