L'ennesimo capolavoro di NOEL GALLAGHER: DEAD IN THE WATER
Ormai il pop e il rock si blindano molto (troppo) spesso dietro cattedrali di frequenze iper-prodotte, ma imbattersi in una registrazione nuda è come ritrovare uno specchio d’acqua dolce in un deserto di sale. È esattamente questo il miracolo analogico e spirituale che si compie in Dead in the Water, la gemma nascosta che chiude il terzo album dei Noel Gallagher’s High Flying Birds, Who Built the Moon? (2017). Se per scrivere una canzone basta un’intuizione, per fermare il tempo occorre una congiunzione astrale. Questa è la cronaca di un'immensità acustica, l’anatomia di un capolavoro involontario; una grandiosa e malinconica liturgia di accordi in cui il maggiore dei fratelli Gallagher ha dimostrato, ancora una volta e forse più di ogni altra, che la vera grandezza del songwriting risiede nell'arrivare lì dove il cuore della melodia incontra l'anima del sentimento. Per comprendere la magnitudo di Dead in the Water , bisogna prima inquadrarne il contesto, che h...