La voce che non smette di bruciare: In memoria di Pier Paolo Pasolini
A oltre mezzo secolo da quella tragica alba all'Idroscalo di Ostia del 2 novembre 1975, il vuoto lasciato da Pier Paolo Pasolini continua a risuonare con la forza di un monito irrisolto. Non commemoriamo oggi un intellettuale pacificato, né un pensatore che il tempo ha reso inoffensivo e sceso a compromessi. Ricordiamo un eretico, un poeta corsaro, una ferita ancora aperta nella coscienza collettiva che rifiuta di rimarginarsi. Pasolini possedeva il dono tremendo e doloroso della profezia. Con uno sguardo lucido e disperato, aveva compreso prima di chiunque altro la "mutazione antropologica" che stava per travolgere l'Italia e l'Occidente intero. Aveva visto arrivare il fascismo subdolo del consumismo, quell'omologazione spietata che avrebbe cancellato le identità locali, i dialetti e il mondo contadino per trasformare individui unici in perfetti, ubbidienti consumatori. Le sue analisi, che all'epoca molti scambiarono per provocazioni o apocali...