Il Vangelo Secondo Lauro: Come il Trasformismo ha Mascherato il Vuoto Cosmico dei Suoi Testi
C’è una regola non scritta nell'industria musicale contemporanea: se non hai nulla da dire, assicurati di dirlo indossando un abito firmato e scendendo da una scalinata con aria solenne. Nessuno ha interiorizzato questo mantra meglio di Achille Lauro. Ciclicamente, l'ex trapper di periferia si sottopone a una seduta di "lavaggio a secco" della propria immagine: via i tatuaggi in faccia, dentro il completo sartoriale di velluto; via la corona di spine, dentro l'atteggiamento da intellettuale tormentato. E ogni volta, puntuale come le tasse, la critica generalista abbocca, gridando al miracolo e incoronandolo come il nuovo Messia del cantautorato italiano. Ma se proviamo a togliere il trucco, le piume e le luci stroboscopiche, cosa rimane sul foglio di carta? Il più grande capolavoro di Achille Lauro non è una canzone, ma l'illusione ottica che è riuscito a vendere al pubblico. Ha convinto milioni di persone che travestirsi da icona storica equivales...