Post

TI LASCIO UN CAPOLAVORO ... "LUCE de IL PURGATORIO DI TOM

Immagine
​L'anomalia analogica del Salento: una preghiera rock per esorcizzare il buio del nostro tempo. ​Purtroppo è palese una precisa narrativa geografica e musicale che la critica italiana, per pigrizia o per comodità, tende a cucire addosso al Salento. È una terra storicamente e mediaticamente appaltata al levare ostinato del reggae, alle derive folkloristiche della taranta e, nell'ultimo decennio, al predominio digitale della trap e dell'urban. Eppure, se si ha la pazienza di sollevare la coltre di questa omologazione stilistica, si scopre un sottobosco di fervida resistenza. È in questa trincea periferica, orgogliosamente ostinata a far vibrare il legno e l'acciaio lontano dai riflettori della Milano da bere, che prende vita l'esordio discografico de Il Purgatorio di Tom. ​Il quartetto salentino — composto da Andrea Zapparrata (voce e chitarra acustica), Gabriele "Pieri" Epifani (chitarra elettrica), Mirko Prato (basso) e Francesco Rucco (batteri...

Cronaca di una Morte Musicale Annunciata: La Lenta Agonia dell'Album di Willy Peyote

Immagine
Mi è stato "caldamente" consigliato "un disco assurdo". La mia innata curiosità mi ha messo in posizione di ascolto, e ho chiesto subito chi fosse l'artista. Ecco, lì ho per un attimo assunto la posizione di difesa, semplicemente perché per un motivo o per un altro ho avuto modo di avere a che fare con il suo materiale. Anatomia di uno schianto prolungato si presenta infatti con la consueta, stucchevole pretesa concettuale di Willy Peyote: fare da specchio critico alla società usando l'ironia come grimaldello, fallendo però miseramente sotto il profilo squisitamente tecnico in un mare di prolissità e pesantezza formale. L'elemento che aggredisce subito l'orecchio è l'eccesso grottesco dell'arrangiamento: l'album è letteralmente asfissiato da un'impalcatura ridondante e pretenziosa di archi e fiati che, anziché arricchire il tessuto armonico, satura il mixaggio creando un insopportabile e confusionario "effetto polpe...

[MONOGRAFIA] The Soundtrack Of Our Lives: Il Viaggio Lisergico al Centro dell'Universo

Immagine
C’è stato un momento, a cavallo tra il crepuscolo dei Novanta e l’alba incerta del nuovo millennio, in cui il baricentro del rock and roll sembrava essersi spostato dalle metropoli anglosassoni verso latitudini più algide e insospettabili. La Svezia, da sempre terra di perfette simmetrie pop, covava nel suo ventre un vulcano di fuzz, delay, visioni cosmiche e sciamanesimo garage. Al centro di questo cratere sedeva, a gambe incrociate e avvolto in un caftano, Ebbot Lundberg. I The Soundtrack of Our Lives (da qui in poi T.S.O.O.L.) sono stati il segreto meglio custodito e, al contempo, l'esplosione più deflagrante del rock nordeuropeo. Spesso – e colpevolmente – derubricati da una critica frettolosa a meri "revivalisti" del garage anni Sessanta, epigoni fuori tempo massimo dei Nuggets , la band di Göteborg è stata in realtà un demiurgo capace di plasmare un'epopea mistica ed elettrica. I T.S.O.O.L. non copiavano il passato: lo fagocitavano per sputarlo nel p...

L'Ultimo Treno del Cantastorie: L'Eredità Immortale di FRANCESCO GUCCINI

Immagine
Con la scomparsa di Francesco Guccini, avvenuta il 6 agosto 2026 all'età di 86 anni nella sua casa di Pavana, sull'Appennino tosco-emiliano, l'Italia saluta uno dei più grandi maestri della canzone d'autore; circondato dall'affetto della moglie Raffaella e della figlia Teresa, Guccini se n'è andato lasciando in eredità quasi sessant'anni di parole, storie e melodie che hanno formato la coscienza critica ed emotiva di intere generazioni, invitandoci a un viaggio attraverso lo stile, la poetica e i capolavori di un artista che ha saputo cantare, con ironia e disincanto, le nostre più profonde inquietudini. Pur avendo sempre rifiutato l'etichetta di "poeta" per autodefinirsi un "cantastorie" o un artigiano, il suo ineguagliabile stile letterario mescolava sapientemente registri alti, termini desueti e arcaismi con il linguaggio colloquiale delle piazze, dando vita a narrazioni fluviali che rifuggivano la classica struttura po...

Brave New World: la lacerante e maestosa distopia romantica degli IRON MAIDEN

Immagine
Nel maggio 2000 l’album Brave New World fece la sua trionfale irruzione nel panorama musicale globale, e non segnò semplicemente il ritorno alla voce di Bruce Dickinson e alla chitarra di Adrian Smith , ma sancì la rinascita epica e definitiva degli Iron Maiden , pionieri incontrastati del British Heavy Metal , celebri per la loro iconica e incalzante cavalcata ritmica al basso, l’architettura armonizzata (ora a tre chitarre) e una teatralità vocale operistica che ha trasceso i confini del genere per farsi leggenda assoluta. L’omonima title track , un autentico capolavoro di progressione sonora e tensione emotiva , si apre con un arpeggio acustico delicato, ipnotico e malinconico, una carezza oscura che culla l’ascoltatore prima di esplodere nella grandiosa sferzata elettrica guidata dal basso pulsante di Steve Harris , tessendo un’atmosfera che mescola magistralmente la freddezza distopica alla tragicità del romanticismo decadente. Ispirata al celebre romanzo visionario ...

Le Lacrime d'Argento di un Salice Piangente: Il Volo dei Verve con Weeping Willow, Oltre le Nuvole del Britpop

Immagine
Rilasciata il 29 settembre 1997 come preziosa gemma nascosta all'interno di quell'obelisco sonoro e capolavoro generazionale che è l'album "Urban Hymns", "Weeping Willow" si erge come un testamento solenne, ipnotico e vibrante della profonda unicità dei Verve, una band capace di trascendere le convenzioni più ciniche, modaiole e spavalde del Britpop per avventurarsi audacemente in territori di pura psichedelia esistenziale, malinconia sinfonica e scavo interiore. Questa capacità di trasformare la gravità del dolore in un misticismo da stadio, guidata dalla presenza scenica e dalla voce sciamanica e sincera di Richard Ashcroft, fusa in modo indissolubile con le chitarre liquide, cosmiche, cariche di delay e flanger di Nick McCabe, ha iscritto di diritto il gruppo nella storia assoluta della musica internazionale. In questa composizione monumentale ma intimamente sussurrata, l'arrangiamento si svela lentamente come una marea inesorabile, dove il rintoc...

RECENSIONE GRANDI CLASSICI: In the Court of the Crimson King

Immagine
Pubblicato nell'ottobre del 1969, In the Court of the Crimson King non si configura come un semplice debutto discografico, ma come l'atto formale di codifica di un nuovo vocabolario sintattico per la musica popolare britannica. I King Crimson di Robert Fripp operano una cesura netta: esautorano del tutto la matrice blues d'oltreoceano per applicare il rigore formale della composizione di derivazione europea e l'interplay del jazz modale a una strumentazione di stampo rock. La produzione, curata dalla stessa band ai Wessex Sound Studios di Londra, restituisce un suono stratificato e tridimensionale che definisce i canoni acustici dell'incipiente rock progressivo. Il manifesto programmatico di questa operazione è la traccia d'apertura, "21st Century Schizoid Man". Strutturata su una macro-forma A-B-A, la composizione si apre con un riff all'unisono in 4/4 dalla marcata connotazione heavy, ancorato a una scala pentatonica minore sporcata ...

Due parole su SAL DA VINCI, di Alessio Miglietta

Immagine
Esistono nel panorama musicale italiano delle figure che, per una strana e insondabile alchimia sociologica, vengono innalzate agli altari della venerazione pubblica. Figure intoccabili, protette da uno scudo di devozione popolare che respinge ogni tentativo di critica oggettiva. Tra questi totem contemporanei spicca, in tutto il suo sfolgorante mistero e la sua allucinata ostentazione, Sal da Vinci. Ma mettiamo subito le cose in chiaro, per sgombrare il campo da facili e noiose incomprensioni. Sia messo agli atti: questa non è un’invettiva contro il "figlio d’arte" . Assolutamente no. Il fatto che porti sulle spalle il peso (e il cognome, e il traino, e i contatti) di Mario da Vinci è un mero, trascurabilissimo dettaglio anagrafico. Sal si è fatto da solo, mattone dopo mattone, senza alcun tappeto rosso srotolato dal lignaggio familiare. Ovviamente. E vi prego, non cadiamo nella trappola della discriminazione territoriale. Chi oserebbe mai criticarlo perché è nap...

Due parole su TIZIANO FERRO, di Alessio Miglietta

Immagine
Sono passati quasi venticinque anni da quando un ventunenne di Latina irruppe nelle radio italiane implorando perdono su una base R&B di plastica, palesemente scopiazzata dalle produzioni americane di fine anni Novanta. Quel Xdono (un plagio mai visto prima, fra l'altro) fu il Cavallo di Troia con cui Tiziano Ferro invase il panorama musicale nazionale. All'epoca, nella desolazione del pop italiano, sembrò a molti una boccata d'aria fresca. Oggi, un quarto di secolo più tardi, possiamo finalmente ammettere la verità senza il timore di essere linciati dalla giuria popolare: Tiziano Ferro è il più grande monumento all'immobilismo artistico e alla pigrizia emotiva che l'Italia abbia mai partorito. Se si ascolta la discografia di Tiziano Ferro in sequenza, si ha la sinistra impressione di ascoltare un'unica, interminabile traccia durata venticinque anni. Il suo marchio di fabbrica non è uno stile musicale, ma un ricatto emotivo costante. Ferro ha pre...

La Vertigine dell'Inchiostro: L'Elettricità della Parola

Immagine
L'atto supremo e irrevocabile dello scrivere non si riduce mai a un mero esercizio di compiacimento estetico o a una sterile combinazione di fonemi, ma si innesca, con la violenza improvvisa di una detonazione, come un cortocircuito vitale e inarrestabile, una scossa sismica di proporzioni inaudite che attraversa le terminazioni nervose più recondite per fondere inesorabilmente mente, carne e spirito in un unico, vibrante ricettacolo di energia pura e selvatica. Questa forza titanica e primordiale, che scorre sotterranea lungo i crinali scoscesi dell'esistenza umana, si erge a sfida suprema, lucida e sprezzante contro l'assurdo quotidiano, afferrando per la gola quel feroce "male di vivere" che attanaglia la nostra specie – quell'angoscia strisciante che ammorba le ore vuote e i giorni tutti spaventosamente uguali – per trasmutarlo, attraverso un doloroso, insostituibile processo di alchimia interiore, in una catarsi sanguinante e purificatrice. Si...

L'Abbraccio Malinconico dei Blackfield: Analisi Sonora e Lirica di FOR THE MUSIC

Immagine
L'ipnotica e crepuscolare "For The Music" dei Blackfield, il celebre sodalizio artistico tra il genio del progressive rock britannico Steven Wilson e il cantautore israeliano Aviv Geffen, si erge come un autentico santuario sonoro in cui rifugiarsi dalle brutture del mondo moderno, offrendo una masterclass di art-pop malinconico e stratificato. Da un primi folgorante impatto, il brano si poggia su una struttura ciclica e avvolgente, guidata da un arpeggio di chitarra acustica cristallino che viene presto avvolto da un tappeto di sintetizzatori eterei e da una sezione ritmica dal groove lento, inesorabile e dalle sfumature quasi addirittura trip-hop , elementi nuovi per la band, che creano un muro del suono denso ma mai oppressivo, in pieno stile con la produzione sempre maniacale e tridimensionale di Wilson. La progressione armonica gioca su continui chiaroscuri emotivi, mantenendo una tensione costante che non sfocia mai in un'esplosione violenta o ritorn...

WHAT'S THE STORY? MORNING GLORY: L'Elettricità del Respiro degli Oasis

Immagine
Nel momento esatto in cui i primi accordi graffiano l'aria, non è semplice suono quello che si sprigiona, ma un organismo vivo e pulsante che respira a pieni polmoni l'umidità delle strade e la trasforma in pura energia elettrica. Questo disco del 1995 non si ascolta semplicemente, lo si attraversa mentre lui attraversa noi, come una forza della natura che si fa materia vibrante, un battito cardiaco amplificato che accelera e spinge ogni cosa verso l'avanti senza mai voltarsi. Le chitarre ruggiscono come motori caldi pronti a scattare, le percussioni scandiscono il tempo di una marcia vitale e inarrestabile, mentre la voce tagliente diventa il vento che sferza il viso in corsa. È un vortice sonoro che assorbe la malinconia e la spara via sotto forma di luce abbagliante, un paesaggio metropolitano che improvvisamente prende vita, dove i lampioni sembrano osservarti e i marciapiedi accompagnano i tuoi passi con il loro respiro ruvido. In mezzo a questa spinta ince...

9 CRIMES di Damien Rice: L'Immagine Deforme dell'Amore

Immagine
C'è un momento preciso, magari mentre guidi di notte o sei perso nei tuoi pensieri, in cui quella gigantesca pattumiera che spesso chiamiamo "radio" smette per miracolo di trasmettere suoni di plastica pre-confezionata e lascia passare un capolavoro. 9 Crimes di Damien Rice (tratta dall'album 9 del 2006) è una di quelle rarissime e preziose eccezioni. Quando le sue prime, esitanti note di pianoforte fendono l'aria, la mediocrità commerciale scompare e si entra in uno spazio intimo, quasi sacro. Probabilmente parliamo di uno dei brani più emotivamente devastanti del cantautorato moderno. La struttura musicale di 9 Crimes è una meravigliosa sottrazione. Non ci sono muri di suono, ma solo un pianoforte scheletrico, un violoncello che entra come un pianto trattenuto e, soprattutto, l'intreccio vocale tra Damien Rice e Lisa Hannigan. La scelta del duetto non è casuale: le due voci non cantano semplicemente insieme, ma si rincorrono, si sovrappongo...

Alla Fiera Dell'Est di Angelo Branduardi: L'inesorabile e poetica danza del destino

Immagine
"Alla fiera dell'est" (1976) non è semplicemente il brano più celebre di Angelo Branduardi, ma un vero e proprio manifesto di architettura musicale e narrazione filosofica. Nata dall'adattamento del canto pasquale ebraico Chad Gadya, la canzone si presenta come una filastrocca infantile, ma nasconde al suo interno una complessa riflessione sull'esistenza, orchestrata attraverso una struttura formale geniale. Ecco un'analisi tecnica e concettuale del brano, focalizzata sull'evoluzione, il movimento e la poetica. Il concetto di "progresso" e "crescita" in Alla fiera dell'est non è solo un tema testuale, ma è codificato nel DNA stesso della partitura attraverso la struttura cumulativa (o ad incastro). Ad ogni strofa, il brano aggiunge un nuovo elemento narrativo e melodico ("e venne il gatto...", "e venne il cane..."), costringendo la melodia a dilatarsi all'indietro per ripercorrere l'intera cat...

Recensione di COME TI VORREI di Pierpaolo Capovilla (da OBTORTO COLLO, 2014)

Immagine
Tratto dall'album "Obtorto Collo" (2014), il brano "Come ti vorrei" è un frammento di anima pura, un esercizio di scavo interiore che Pierpaolo Capovilla compie con la precisione di un chirurgo dell'emozione, spogliando il linguaggio di qualsiasi orpello per arrivare all'osso di una verità bruciante e disarmata. In questa ballata scarna, quasi sussurrata, la voce di Capovilla si fa carezza e spina, trasformando l'atto del comporre in un rituale intimo dove la scrittura diventa la trasposizione di un'assenza, di un desiderio che si fa corpo nell'invocazione di un "tu" che è al contempo speranza e condanna. Il brano tocca vette liriche di una bellezza lancinante, specialmente laddove egli confessa, con una disarmante onestà, che nel sorriso dell'altro risiede tutta la bellezza del mondo, una visione che eleva il rapporto umano a forma metafisica, un rifugio sacro dal quale attingere la forza per proseguire. Rispetto al...

CRITICA AL PREMIO STREGA E CAGATE SIMILI: PAURA E DISGUSTO AL NINFEO PER IL CADAVERE IMBALSAMATO DELLA LETTERATURA

Immagine
Sono le due di notte, il posacenere straborda di mozziconi annegati in un fondo di whisky scadente e lo schermo del portatile mi fissa come un occhio iniettato di sangue. Lì sopra, in streaming, scorrono le immagini della solita, stantia, insopportabile passerella. Il Premio Strega. O il Campiello. O qualunque di queste cagate colossali in cui un branco di mummie si scambia pacche sulle spalle sorseggiando champagne. Mi sale un conato. È la puzza della stasi. L'odore dolciastro e stucchevole della putrefazione accademica. Guardateli. Seduti nelle loro poltrone di velluto, intrappolati in una ragnatela di amichettismo così densa che ci vorrebbe un lanciafiamme per aprirsi un varco. Non c'è slancio. Non c'è una fottuta scintilla. È il trionfo assoluto dell'immobilità. La mafia editoriale – i soliti tre o quattro colossi fusi in un unico, mostruoso corollario dorato di carta – ha deciso a tavolino mesi prima chi vince, chi perde, chi sorride a favore di telecam...

KSALBA: L'Antidoto Contro la Plastica Radiofonica

Immagine
KSALBA è un progetto musicale indipendente che si muove nell'ombra del panorama alternative rock contemporaneo, posizionandosi come una creatura sfuggente, refrattaria alle logiche commerciali e alle etichette di genere. ​Nato dall'esigenza di rompere il monopolio della musica "preconfezionata", il profilo artistico di KSALBA, duo nato a Sofia nel 2020 (in piena pandemia) è caratterizzato da un profondo dualismo stilistico e da una forte componente cinematografica. Non parliamo di Benji e Fede insomma... Accendere la radio oggi, persino quelle stazioni che si fregiano orgogliosamente dell'etichetta "Rock", è diventato un esercizio di frustrazione e malinconia. Ci si ritrova intrappolati in un loop temporale dove i soliti quattro classici, per quanto immortali, vengono spremuti fino all'osso, alternati a una "pappa" commerciale preconfezionata, priva di spigoli e piallata dall'autotune e dagli obblighi di spinta forsennata de...

Nico Maraja e l'ultimo disco "Imenotteri & Cosmi" [Recensione]

Immagine
Nico Maraja, originario di "quel ramo del Lago di Como" e oggi romano d'adozione, è un cantautore, musicista e polistrumentista visionario. Autentico artigiano della musica d'autore contemporanea, la sua carriera abbraccia anche l'editoria, la radio e la composizione di musiche teatrali. Nel 2021, per l'etichetta Noteum, Maraja ha pubblicato il suo terzo capitolo discografico: "Imenotteri & Cosmi". Questo ambizioso lavoro, che in poco più di ventinove minuti condensa un universo sonoro di straordinaria complessità, rappresenta uno dei vertici espressivi e compositivi dell'artista. L'album è articolato in dieci tracce che esplorano il dualismo filosofico evocato dal titolo: la microscopica ed erratica laboriosità degli insetti contrapposta alla maestosa, insondabile immensità del cosmo. Da un punto di vista musicale, "Imenotteri & Cosmi" vanta una struttura di matrice colta, ricca di dinamica e arrangiamenti polie...

S.V.Q.R. di Michele Romagnuolo: Quattordici Versi e la Rinnovata Urgenza del Sonetto

Immagine
La silloge poetica "S.V.Q.R. Sonetti de Vita Quotidiana a Roma" di Michele Romagnuolo si presenta nel panorama letterario contemporaneo come un'operazione colta, coraggiosa e profondamente necessaria. L'opera si configura come un perfetto ingranaggio metrico capace di spingere la tradizione poetica verso una modernità febbrile e pulsante, ridando linfa vitale a uno schema metrico straordinario ma, purtroppo, caduto in disuso come il sonetto. Lontano dall'essere un mero e sterile esercizio di rievocazione nostalgica, Romagnuolo dimostra una vera e propria urgenza espressiva che trova la sua perfetta valvola di sfogo nella struttura rigida della forma classica. Dal punto di vista prettamente tecnico, l'autore rispetta rigorosamente i canoni strutturali della tradizione, articolando i componimenti nella rigida gabbia formale di quattordici versi endecasillabi suddivisi nelle classiche due quartine e due terzine. Romagnuolo mostra una notevole padronan...