TI LASCIO UN CAPOLAVORO ... "LUCE de IL PURGATORIO DI TOM
L'anomalia analogica del Salento: una preghiera rock per esorcizzare il buio del nostro tempo.
Purtroppo è palese una precisa narrativa geografica e musicale che la critica italiana, per pigrizia o per comodità, tende a cucire addosso al Salento. È una terra storicamente e mediaticamente appaltata al levare ostinato del reggae, alle derive folkloristiche della taranta e, nell'ultimo decennio, al predominio digitale della trap e dell'urban. Eppure, se si ha la pazienza di sollevare la coltre di questa omologazione stilistica, si scopre un sottobosco di fervida resistenza. È in questa trincea periferica, orgogliosamente ostinata a far vibrare il legno e l'acciaio lontano dai riflettori della Milano da bere, che prende vita l'esordio discografico de Il Purgatorio di Tom.
Il quartetto salentino — composto da Andrea Zapparrata (voce e chitarra acustica), Gabriele "Pieri" Epifani (chitarra elettrica), Mirko Prato (basso) e Francesco Rucco (batteria) — non è sceso a patti con le mode del momento. Prima di affacciarsi al mercato discografico con materiale inedito, la band aveva già dato prova di uno spessore etico e cantautorale non indifferente durante i mesi più alienanti del primo lockdown del 2020. Chiusi nelle proprie stanze, avevano riarrangiato "I cento passi", l'inno di resistenza dedicato a Peppino Impastato, impreziosendo l'operazione con la voce di Cisco Bellotti (storico frontman dei Modena City Ramblers). Un biglietto da visita che delineava già le coordinate del progetto: la musica intesa non come puro intrattenimento, ma come veicolo di memoria e urgenza sociale.
È con questo bagaglio di tensioni trattenute che Il Purgatorio di Tom rilascia "Luce", il loro primo singolo ufficiale. Inserire questo brano nella sezione recensioni significa documentare un atto di sopravvivenza emotiva. "Luce" non è una semplice canzone rock, ma una capsula del tempo che ingloba in sé lo smarrimento collettivo della pandemia e il disperato bisogno di una rinascita.
L'impalcatura sonora del brano tradisce una cura artigianale per gli arrangiamenti che rimanda alla grande tradizione del rock cantautorale italiano (dai Massimo Volume agli Afterhours più acustici, fino alle ruvidezze dei Marlene Kuntz di Senza Peso). Il motore immobile del pezzo è la chitarra acustica di Zapparrata, che non si limita a scandire gli accordi, ma funge da metronomo di un'angoscia trattenuta. Su questa tessitura terrosa si innesta la chitarra elettrica di Epifani, che lavora quasi per sottrazione, dilatando gli spazi con arpeggi carichi di riverbero prima di esplodere in una distorsione liberatoria che squarcia il brano esattamente a metà.
Ma è sul piano lirico che "Luce" dimostra la sua maturità. In un'epoca dominata dal cinismo, Zapparrata utilizza la forma canzone per lanciare una disperata richiesta di contatto. Le parole scavano nel senso di isolamento che ha caratterizzato la clausura forzata, tramutando la paura del contagio fisico in un'indagine sul contagio emotivo. I versi si susseguono come una preghiera laica, cercando un bagliore — una "luce", appunto — capace di fendere la nebbia dell'incertezza.
La voce non cede mai all'urlo sguaiato; rimane calda, ruvida, a tratti confidenziale, quasi a voler sussurrare all'ascoltatore che il buio è stato condiviso e, proprio per questo, può essere superato insieme. La sezione ritmica di Prato e Rucco costruisce un crescendo inesorabile che trasforma il brano da una ballata introspettiva a una cavalcata elettrica di puro respiro catartico.
Recensire Il Purgatorio di Tom su queste pagine non è un semplice esercizio di scouting. È la doverosa certificazione che l'underground italiano, specialmente quello che opera lontano dai centri di potere discografico, conserva ancora una vitalità pulsante. "Luce" è il manifesto di una provincia che non si arrende, il suono di quattro ragazzi del Sud che hanno deciso di usare l'elettricità e la poesia per scacciare i fantasmi di un'epoca buia. Un esordio colmo di dignità, sudore e promesse, che attende ora la prova del fuoco di un album sulla lunga distanza.
Formazione:
Andrea Zapparrata (Voce e chitarra acustica), Gabriele "Pieri" Epifani (Chitarra elettrica), Mirko Prato (Basso), e Francesco Rucco: (Batteria)
Biografia:
Il progetto nasce nel cuore del Salento, terra di contrasti geografici e musicali, come naturale evoluzione di un percorso di ricerca sonora volto a scardinare il predominio del folklore locale e dell'urban digitale. La band si costituisce ufficialmente attorno al 2020, un anno sospeso che segna profondamente la loro cifra stilistica. Il battesimo del fuoco avviene durante la clausura pandemica, quando il quartetto cattura l'attenzione della scena underground rileggendo "I cento passi" in una veste austera ed elettrica, impreziosita dalla partecipazione di Cisco Bellotti. Questa operazione di memoria civile trasforma immediatamente la band in un collettivo che antepone l'urgenza espressiva alle logiche di mercato. Dopo il battesimo editoriale con il singolo "Luce" (2020), la band si è dedicata alla costruzione di un sound che fonde l'asciuttezza del cantautorato italiano con la tensione materica del rock alternativo, radicandosi profondamente nella cultura del DIY (Do It Yourself) salentino.
Alessio Miglietta
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