BELLISSIMISSIMA di Alfa: immondizia travestita da Musica
Alcune canzoni scivolano via innocue, altre sono incidenti di percorso, altri invece dei veri e propri incidenti stradali, con morti e feriti gravi. Tra queste c'è Bellissimissima di Alfa: un vuoto allucinante e allucinogeno di basso livello che risucchia ogni traccia di dignità sonora e culturale. Più che una canzone, è una tortura radiofonica per assecondare l'adolescente più rassegnato, ignorante e ormai (assue)fatto dall'ascolto passivo.
Il problema alla radice è l'interprete e il sistema che lo ha validato. Alfa, già di suo la caricatura di sé stesso, porta avanti la stanca recita dello stralunato di quartiere, proponendo un cosplay malriuscito di Jovanotti, il quale a sua volta ha costruito una carriera su un'attitudine "naif" che maschera da decenni una cronica pochezza tecnica e contenutistica. Se l'originale è un artistoide da due lire, che non sa cantare, la copia 2.0 è pura contraffazione che procede sulla stessa strada a senso unico con strapiombo alla fine dell'asfalto. La linea vocale, l'arrangiamento e un testo ai limiti dell'analfabetismo emotivo sembrano assemblati appositamente per produrre banalità.
Non che ci si possa aspettare troppo da un personaggio simile, s'intende, ma se sei giovane e idolatrato inspiegabilmente da una moltitudine di persone su YouTube, per esempio, dovresti quantomeno tentare una reale ricerca musicale. Soprattutto se imbracci una chitarra, cosa che non fa necessariamente figo, né un promettente talento, e non è un orpello per far breccia sulle madri che portano i disadattati ai tuoi concerti.
Che un prodotto (canzone in effetti è una parola grossa) di questo genere trovi una massa di ascoltatori disposta a fagocitarlo senza farsi domande, è la prova clinica di un preoccupante appiattimento del pensiero italiota, e che siamo ormai alla più totale deriva. È la vittoria del nulla confezionato, della mediocrità più sfacciata spacciata per "freschezza" giovanile.
A coronare questo trionfo dell'inconsistenza arriva, implacabile, il colpo di grazia commerciale: l'uso del brano al centro dello spot della Fiat. È la perfetta chiusura del cerchio per due mondi creativamente in bancarotta. Un'azienda in perenne crisi d'identità che si aggrappa a un jingle lobotomizzante, fondendo un prodotto industriale senz'anima e idee a un sottofondo musicale altrettanto fecale. Un'operazione di marketing deprimente che offende l'intelligenza (per chi ne ha ancora una briciola) e certifica, una volta per tutte, che in Italia raschiare il fondo del barile non è più un segnale di pericolo o un'estrema necessità, ma il modello da copiare con lo stampino.
In attesa dell'Alfa Beach Party...
Alessio Miglietta
Il problema alla radice è l'interprete e il sistema che lo ha validato. Alfa, già di suo la caricatura di sé stesso, porta avanti la stanca recita dello stralunato di quartiere, proponendo un cosplay malriuscito di Jovanotti, il quale a sua volta ha costruito una carriera su un'attitudine "naif" che maschera da decenni una cronica pochezza tecnica e contenutistica. Se l'originale è un artistoide da due lire, che non sa cantare, la copia 2.0 è pura contraffazione che procede sulla stessa strada a senso unico con strapiombo alla fine dell'asfalto. La linea vocale, l'arrangiamento e un testo ai limiti dell'analfabetismo emotivo sembrano assemblati appositamente per produrre banalità.
Non che ci si possa aspettare troppo da un personaggio simile, s'intende, ma se sei giovane e idolatrato inspiegabilmente da una moltitudine di persone su YouTube, per esempio, dovresti quantomeno tentare una reale ricerca musicale. Soprattutto se imbracci una chitarra, cosa che non fa necessariamente figo, né un promettente talento, e non è un orpello per far breccia sulle madri che portano i disadattati ai tuoi concerti.
Che un prodotto (canzone in effetti è una parola grossa) di questo genere trovi una massa di ascoltatori disposta a fagocitarlo senza farsi domande, è la prova clinica di un preoccupante appiattimento del pensiero italiota, e che siamo ormai alla più totale deriva. È la vittoria del nulla confezionato, della mediocrità più sfacciata spacciata per "freschezza" giovanile.
A coronare questo trionfo dell'inconsistenza arriva, implacabile, il colpo di grazia commerciale: l'uso del brano al centro dello spot della Fiat. È la perfetta chiusura del cerchio per due mondi creativamente in bancarotta. Un'azienda in perenne crisi d'identità che si aggrappa a un jingle lobotomizzante, fondendo un prodotto industriale senz'anima e idee a un sottofondo musicale altrettanto fecale. Un'operazione di marketing deprimente che offende l'intelligenza (per chi ne ha ancora una briciola) e certifica, una volta per tutte, che in Italia raschiare il fondo del barile non è più un segnale di pericolo o un'estrema necessità, ma il modello da copiare con lo stampino.
In attesa dell'Alfa Beach Party...
Alessio Miglietta
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