L'Incendio Cinetico di un Cuore: USA TUTTO L'AMORE CHE PORTO di CESARE BASILE
"Usa Tutto L'amore Che Porto" è una delle canzoni più sublimi di un artista immenso come Cesare Basile. In questa potente e viscerale opera del cantautore catanese, ci troviamo di fronte a un flusso inesauribile di energia emotiva che rifiuta categoricamente la stasi, trasformando il sentimento in pura materia in vibrazione continua, un motore animato e pulsante che esige di essere bruciato nel suo stesso moto per poter esistere. La cifra stilistica di Basile, scolpita nel suo inconfondibile desert-folk ruvido, crudo e impregnato di un blues polveroso, scarno ed essenziale, si manifesta qui come un cortocircuito vitale che rifugge la contemplazione passiva per scatenare un'azione divoratrice. Pubblicata nel 2006 all'interno dell'album Hellequin Song, la traccia è un trionfo di attrito, accelerazione e forza motrice, dove l'amore non è concepito come un fragile reperto da musealizzare, bensì come un propellente organico da consumare senza alcuna pietà. Le parole fendono l'aria come pistoni in pieno regime, cariche di un'anima febbricitante: “usa tutto l'amore che porto / molto meglio che farlo marcire girandoci intorno”; questa è la dichiarazione definitiva di uno spirito che rigetta l'immobilità e l'annientamento dei sentimenti, condannando l'idea di vederlo “riposto con cura e mangiarselo dentro”, preferendo di gran lunga lo schianto termico del vivere aspro e immediato. La struttura del brano, sostenuta da chitarre scabre e percussioni che battono come un orologio biologico impazzito, spinge l'ascoltatore in una traiettoria balistica dove ogni freno inibitore viene tranciato di netto. Basile canta la necessità assoluta di disintegrare l'affetto pur di non vederlo ristagnare, un imperativo che tocca vertici di brutale e magnifica poesia quando implora di distruggerlo, “fallo a pezzi per sbaglio soltanto per farlo sparire”, e di maneggiarlo senza il minimo timore reverenziale, esortando: “non prestargli riguardo ma trattalo con le tue mani / e consumalo come consuma”. Non c'è alcuno spazio per il freddo calcolo o per la rassicurante conservazione nel domani, che costringerebbe a “trovarmi domani a contare gli avanzi”; il tempo presente è l'unico asse incandescente su cui far roteare questa turbina di carne, sangue e respiro. È un manifesto di vitalità estrema e incalzante, una propulsione in cui la meccanica inesorabile della distruzione si fonde con il palpito vivo della dedizione, ordinando di annientare le riserve in un perentorio “fa che non me ne resti più niente”, affinché nulla venga lasciato ad ammalvire “fra le cose rimaste in un angolo e prese dal tempo”. In questa forsennata corsa a perdifiato, l'amore diventa la suprema energia cinetica, un incendio implacabile che si autoalimenta nell'usura, elevando l'opera di Cesare Basile a un vertice assoluto di urgenza, scorticata bellezza e inarrestabile vibrazione.
Alessio Miglietta
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