BRUTALITÀ E POLITICAMENTE SCORRETTO di Alessio Miglietta



L'Abbonamento all'Anima (e altre truffe del nostro secolo).

Guardatevi. Io vi vedo, e non c’è spettacolo più triste di questo: un’umanità che si crogiola nella sua stessa merda, convinta di star scalando il monte dell’evoluzione mentre affonda in una palude di ignoranza, ipocrisia e mediocrità. Questo non è progresso, è una farsa. Siamo diventati una mandria di pecore emotive, pronte a belare al primo segnale di indignazione prefabbricata.
Cristo, quanto vi piace indignarvi. Ma non di quell'indignazione vera, quella che richiede palle, coraggio e sacrificio. Quella si è estinta come il buon senso. La vostra indignazione è un accessorio, come un paio di occhiali da sole in una giornata nuvolosa: inutile, ma fa scena. Vi indignate sui social, con quei vostri post pieni di moralismo e hashtag del cazzo, e poi tornate a scrollare TikTok come se niente fosse. Vi indignate per il patriarcato, il politically correct, i diritti delle formiche. Ma sapete cosa? Non ve ne frega un cazzo. Lo fate solo per nascondere a voi stessi quello che siete davvero: un branco di consumatori lobotomizzati, schiavi di un sistema che vi tiene al guinzaglio.

Il circo dell'inclusività e la grande farsa della parità.

Prendiamo l’inclusività, una parola così bella, ridotta a uno slogan pubblicitario. Avete presente quelle aziende che mettono il logo arcobaleno per il Pride e poi sfruttano bambini in Bangladesh?. Spariscono appena finisce giugno, perché il resto dell’anno l’inclusività non fa cassa. E voi ci cascate ogni cazzo di volta, comprando la maglietta inclusiva, il cappellino inclusivo, il dildo inclusivo. Perché, in fondo, farvi prendere per il culo vi fa sentire persone migliori.
Ma questa ipocrisia tocca la sua vetta più grottesca quando si parla di disparità. L’uguaglianza non è più un ideale ma uno slogan, un’arma da brandire per ottenere ciò che si vuole. E sapete chi paga il conto? Sempre lui: l’uomo. Sei nato maschio? Complimenti, il tuo destino è già scritto: sei il problema. Vieni giudicato non per le tue azioni, ma per la tua esistenza. Sei automaticamente colpevole di una serie di crimini storici che non hai mai commesso.
Ogni conversazione sulla parità si riduce a un assalto ai privilegi maschili, mentre si chiude un occhio, anzi entrambi, sui privilegi femminili. Quote rosa, protezioni speciali, narrative studiate per dipingere ogni donna come una vittima per default. Ah, ma le donne guadagnano meno. Certo, ma vogliamo parlare di chi fa i lavori più rischiosi e logoranti?. Minatori, camionisti, operai: tutti dominati dagli uomini, ma nessuno fa cortei per le quote rosa lì. Le quote rosa servono nei consigli di amministrazione, dove il prestigio e i benefit abbondano.
La verità è che non si vuole più uguaglianza, si vuole il dominio. In questo gioco le carte sono truccate e l’uomo, comunque giochi, perde sempre. La donna detta le regole: "Voglio sentirmi libera, ma voglio che tu mi desideri. Voglio rispetto, ma anche essere l’oggetto del tuo desiderio, ma non troppo". E così, l’uomo diventa un capro espiatorio, un’entità marginale utile solo per lavorare, contribuire e sacrificarsi.

Il guscio vuoto dell'Uomo Moderno.

Ma non diamo la colpa solo a questo finto progresso. Il vero male dell’uomo moderno non è il sistema, è sè stesso. È la sua ossessione per la mediocrità, per l’apparenza, per tutto quello che può riempire il vuoto che si porta dentro. L’uomo moderno è un contenitore di plastica: lucido fuori, ma pieno di niente.
Vive di lamenti e di scuse, con un’intera enciclopedia di colpe da dare agli altri: il governo, il clima, le ex fidanzate. Lavora come un automa per comprare cose che non gli servono, per impressionare persone che non lo rispettano, per postare foto che nessuno guarda davvero. E nei rapporti? Non ama, consuma. Le sue relazioni sono contratti, transazioni di piacere e convenienza. Meglio scorrere su un’app e scegliere il prossimo pasto emotivo.
Eppure si lamenta del vuoto che sente dentro. Crede solo in ciò che può comprare, in ciò che può vedere, in ciò che può possedere. Ma come vuoi riempirlo, quel vuoto, con Netflix e Amazon Prime? Non esiste un abbonamento per l’anima.

Stupidità al Potere.

Siamo schiavi di una tecnologia che ci ha reso più stupidi, più ansiosi, più incapaci di pensare. Avete mai visto un branco di scimmie che si azzuffa per una banana? Quello siamo noi, solo che la banana è un iPhone nuovo. E la cosa peggiore è che l'ignoranza, quella volontaria e arrogante che urla più forte di chi sa, è in continua espansione. Ogni giorno nascono nuovi idioti, più rumorosi e convinti. E quando gli scemi sono la maggioranza, sono loro a dettare le regole.
La verità è che non c’è soluzione, perché l’uomo moderno non vuole salvarsi. Vuole sopravvivere, continuare a strisciare nel suo fango dorato, crogiolandosi nella sua mediocrità. Siete consumatori di niente, complici della vostra stessa fine.
E la cosa più ironica, la più tragicamente divertente di tutte?. È che anche di questo monologo non ve ne frega un cazzo. Lo ascolterete, forse riderete, forse vi offenderete. Ma poi? Poi tornerete a scorrere il feed, a cliccare, a consumare. Perché l’indignazione, come tutto il resto, è solo un prodotto che avete già comprato.
Bravi, coglioni.

Il Comfort di una Nuova Bara (E voi ci state comodissimi).

Pensavate che fosse finita qui? Che aver svuotato l'anima e venduto la dignità al miglior offerente fosse l'ultimo atto del nostro triste spettacolo? Illusi. Quello era solo il tutorial. Ora entriamo nel vero capolavoro del nostro secolo: la sedazione di massa e la glorificazione della fragilità.
Avete notato come siamo diventati tutti improvvisamente "traumatizzati"? Non esiste più la noia, non esiste più la malinconia, e soprattutto non esiste più la cara, vecchia inadeguatezza. Se la tua vita fa schifo perché sei un inetto pigro che non ha il coraggio di prendere mezza decisione, tranquillo: la società moderna ti dice che non è colpa tua. Hai sicuramente un blocco, un'ansia sociale, o una sindrome rarissima diagnosticata guardando tre Reel su Instagram registrati da un diciannovenne con i capelli fluo e il piercing al setto.

La medicalizzazione del fallimento.

Abbiamo preso la nostra codardia e l'abbiamo trasformata in una cartella clinica. È geniale, se ci pensate. Perché se sei "malato", non devi combattere. Non devi rimboccarti le maniche. Devi solo farti compatire e, ovviamente, farti curare. E indovinate un po'? La cura è un altro prodotto da mettere nel carrello.
L'app per la meditazione guidata, il life coach che ti ripete banalità da baci Perugina a 150 euro l'ora, gli psicofarmaci buttati giù come noccioline per riuscire a tollerare la vista dei vostri colleghi. Siete diventati un ecosistema perfetto e redditizio per le case farmaceutiche e i venditori di fumo. Avete appaltato la vostra forza di volontà a terzi, perché affrontare il dolore e i calci in faccia della vita richiede spina dorsale. E la vostra si è sciolta sotto il tepore delle coperte ponderate.

La soffice dittatura e i "Safe Space".

E poi c'è questa farsa monumentale della "sicurezza". Povere stelline, come siete diventati fragili. Siete terrorizzati da tutto: dalle parole, dalle opinioni contrarie, dal sarcasmo, dalla realtà stessa. I nostri nonni affrontavano guerre, fame e malattie senza avere il tempo di chiedersi quale fosse il loro "linguaggio dell'amore". Voi, se leggete un parere che non si allinea al vostro microscopico sistema di credenze, andate in iperventilazione e chiedete un "safe space". Un recinto imbottito per cuccioli emotivamente rachitici.
Siamo passati dall'affrontare i mostri al nasconderci in bagno perché qualcuno ha osato farci notare che siamo mediocri. La verità vi terrorizza così tanto che avete cercato di renderla illegale. "Le parole sono violenza", vi piace ripetere. No, branco di rammolliti. La violenza è una coltellata, è una guerra, è la fame. Le parole sono solo vibrazioni nell'aria che il vostro ego di porcellana scadente non riesce a processare. Ma è più facile censurare il mondo intero piuttosto che farvi crescere gli attributi.

Il funerale della ribellione.

Ma la cosa che fa più ridere — un riso amaro, di quelli che ti fanno sputare veleno — è guardare cosa avete fatto all'arte e alla ribellione. Dov'è finita la sovversione vera? Quella che faceva tremare i polsi ai benpensanti? Morta. Sostituita da "content creator" che frignano se l'algoritmo di una multinazionale cinese gli abbassa le visualizzazioni.
Oggi la ribellione è sponsorizzata. Fate i rivoluzionari anti-capitalisti indossando magliette prodotte in sweatshop asiatici e scrivete i vostri manifesti contro il sistema digitando su smartphone da 1500 euro. E vi sentite pure dei fottuti eroi. Siete la parodia di una parodia. Siete ribelli con il permesso scritto dei vostri padroni, cagnolini che abbaiano al guinzaglio credendosi lupi.

L'abisso in HD.

L'uomo moderno non ha più bisogno di tiranni, di dittature militari o di catene fisiche per essere schiavo. Si è costruito la sua prigione da solo. Una prigione bellissima, climatizzata, con il Wi-Fi veloce, Netflix in 4K e un servizio di food delivery che ti porta il sushi a casa alle due di notte per riempire il baratro che hai nello stomaco.
Siete seduti comodamente nella sala d'attesa della vostra stessa fine, e la vostra unica, vera preoccupazione è che la connessione non salti proprio sul più bello.
Godetevi lo spettacolo. E mi raccomando, non dimenticate di lasciare un like.

Il Teatro dell'Assurdo: Relazioni Truccate, Clown Politici e l'Apoteosi degli Idioti.

Se pensate che la vostra vita interiore sia un disastro, aspettate di vedere cosa avete fatto al mondo là fuori. Avete trasformato ogni singola interazione umana, ogni istituzione, in una fottuta casa museo.
Prendiamo la sessualità, il campo minato per eccellenza. Ormai, in questo grande tribunale sociale, qualsiasi cosa faccia un uomo è sbagliata. Le opzioni sono queste: se desidera troppo, è un maniaco; se non desidera, è un fallito; se cerca il consenso, non è abbastanza passionale. E se per caso si azzarda a essere passionale, rischia di essere accusato di chissà cosa. È un gioco grottesco in cui le carte sono palesemente truccate e l’uomo, comunque decida di giocare, perde sempre.
E poi arriva il colpo di grazia: l'accusa del famigerato "privilegio maschile". Questo concetto magico che viene lanciato in ogni conversazione come fosse una lettera scarlatta che ci portiamo addosso dalla nascita. Ma dove sarebbe questo privilegio, di grazia? Nel dovere insindacabile di essere sempre quelli forti, quelli che non crollano mai, che non piangono, che non chiedono aiuto?. Viviamo in una società dove se un uomo mostra una debolezza, viene deriso. Non possiamo permetterci di essere fragili o di sbagliare, perché siamo sempre, costantemente, sotto il microscopio.

L'Università del Nulla e i Leoni da Divano.

Ma usciamo dalle camere da letto e guardiamo il vero capolavoro della vostra era: l'ignoranza. Che poi è il vero cancro dell’umanità. Attenzione, non parlo di quell'ignoranza innocente, tipica di chi non ha avuto opportunità. Parlo dell’ignoranza volontaria, arrogante, quella bestia deforme che urla più forte di chi sa.
Quella di chi legge tre post su Facebook e improvvisamente si sente esperto di virologia, geopolitica e ingegneria aerospaziale. "Ma io l’ho visto su YouTube!" ripetete, convinti che un cretino con una webcam in cameretta sia sicuramente più affidabile di chi ha passato una vita intera sui libri. E intanto le scuole sfornano analfabeti funzionali, università che producono schiere di laureati incapaci persino di scrivere una mail decente. Ma ve lo dico chiaramente: l’ignoranza non è un diritto, è un crimine. È un atto di guerra contro la ragione. E il dramma è che questa merda non si ferma, perché l’ignoranza è come l’universo: in continua espansione.
E in mezzo a questo mare di idioti, non fatemi iniziare sulla politica. Quella ormai è diventata solo una patetica gara a chi è il clown più rumoroso. Salgono sul palco e vi vomitano addosso stronzate tipo: “Io abbasso le tasse!”, “Io salvo il pianeta!”, “Io voglio bene ai gattini!”. Tutte cazzate cosmiche. E voi lì, sotto il palco virtuale, a guardarli e a tifare come se fossero squadre di calcio. Vi piace fare i rivoluzionari da divano, trangugiando patatine e condividendo l’ennesimo meme che vi illude di essere intelligenti e attivi.

Il Parassita sull'Orlo del Collasso.

E lo spirito? Non parliamone. L’uomo moderno si è trasformato in un cinico, in un disilluso senza speranza. La fede, o anche solo la banale ricerca di qualcosa di più grande del proprio ego, sono diventate barzellette.
La verità è che l'uomo non è la vittima del pianeta. È un parassita che si crede il padrone. Ha distrutto la natura, ha ridotto il pianeta a un cumulo di rifiuti tossici, e adesso si mette a frignare per il cambiamento climatico. Siete il veleno, ma vi raccontate di essere la cura.
Tutto questo è solo un urlo inascoltato. Perché la realtà, cruda e brutale, è che siete tutti troppo impegnati a guardarvi il vostro cazzo di ombelico per accorgervi dell’abisso che si sta aprendo esattamente sotto i vostri piedi. E vi do una brutta notizia: quando cadrà tutto, quando il mondo vi crollerà addosso, sarà fottutamente troppo tardi per fare marcia indietro.
Non ci saranno più scuse da inventare, né alibi da sbandierare, né distrazioni a portata di click. Rimarrete soli, nudi, faccia a faccia con il vuoto che voi stessi avete creato. E vi assicuro che la vista non vi piacerà per niente.

Macerie, Schermi e la Scelta di Essere Inutili.

E in mezzo a questo sfacelo, non dimentichiamoci del lavoro, questa grande farsa. Lavorate come degli automi per comprare cose che non vi servono, per impressionare persone che non vi rispettano minimamente, per postare foto che in fondo nessuno guarda davvero. Ogni maledetto mese vendete un pezzo di voi stessi per una paga che spenderete in oggetti inutili: l’ultimo modello di telefono, scarpe firmate, una cena che fotograferete per i social prima ancora di mangiarla. Ormai mangiate più per farlo vedere che per nutrirvi. Siete diventati i vostri stessi carnefici, i vostri stessi schiavi, e avete pure il barbaro coraggio di lamentarvi. Ma ovviamente, non fate nulla per cambiare.
E mentre vi consumate in questo ciclo, continuate a sbandierare la vostra finta giustizia sociale, alimentando battaglie che non porteranno a nulla. Basta con questa narrativa unidirezionale che riduce inesorabilmente tutto a uomini cattivi e donne oppresse. Basta con il trasformare la parola uguaglianza in un’arma da brandire per ottenere vantaggi. Perché mettetevi in testa una cosa: il vero progresso non si costruisce distruggendo una metà dell’umanità, si costruisce insieme, con equilibrio e rispetto. E finché non lo capiremo, continueremo a combattere una guerra inutile, una farsa in cui non ci saranno vincitori, solo macerie.
La verità, quella che brucia e che nessuno vuole ammettere, è che non c’è soluzione perché l’uomo moderno non vuole salvarsi. Vuole sopravvivere, continuare a strisciare nel suo fango dorato, lamentandosi di quanto sia profondamente ingiusto il mondo mentre si crogiola nella sua stessa mediocrità. L'uomo è un mostro che si specchia e non vede altro che un santo. E sapete qual è la cosa più tragica di tutta questa commedia? Non se ne accorge nemmeno. Perché per accorgersi di essere caduti così in basso, bisognerebbe avere la decenza di alzare lo sguardo. Ma l’uomo moderno guarda solo il suo fottuto schermo.

Il sipario di plastica.

E allora, alla fine dei conti, cosa resta di voi? Un rantolo. Un urlo soffocato. E la parte più tragica è che anche ora, proprio in questo istante, mentre vi scivolano addosso queste parole, voi non cambierete. Non farete assolutamente un cazzo. Riderete, magari farete finta di offendervi per pulirvi la coscienza, e poi tornerete alle vostre squallide vite di plastica, come se non fosse successo niente.
Perché è questo che siete nel profondo: consumatori di niente, spettatori e complici della vostra stessa fine.
E quando arriverà quel momento fatidico, quando il sipario calerà inesorabilmente su questo patetico spettacolo di mediocrità, ricordatevi una sola, inequivocabile cosa: avete avuto la fottuta possibilità di essere umani.
Avete scelto di essere inutili.

Il Mulino Bianco è Andato a Fuoco (e voi ci state arrostendo i marshmallow).

Siete ancora qui? Incredibile. Pensavo foste già tornati a strisciare su qualche feed a cercare un video di gente che cade per disintossicarvi da tutta questa fastidiosa realtà. Ma a quanto pare vi piace sanguinare. C'è un masochismo perverso in voi: vi sedete comodi, leggete quanto fate schifo e annuite, convinti che io stia parlando del vostro vicino di casa, del vostro ex o del politico di turno.
Ma io sto parlando di VOI. Quindi, visto che avete ancora fame di mediocrità, scendiamo nell'oscurità più profonda e intoccabile, quella che ipocritamente chiamate "casa".
Parliamo della sacra famiglia moderna. Che quadretto nauseante. Non fate più figli, producete "contentuti". Mettete al mondo queste povere creature non per educarle, amarle o prepararole a un mondo spietato, ma per avere un nuovo accessorio da sfoggiare. Bambini chiamati con nomi di coordinate geografiche, vestiti con tonalità beige deprimenti, addestrati a sorridere davanti a un obiettivo per elemosinare i like di sconosciuti o sponsorizzare una fottuta marca di pannolini ecosostenibili.
E voi genitori? Siete gusci vuoti tenuti insieme da un mutuo trentennale, dalla convenienza e dal terrore folle di morire soli. Vi odiate in silenzio dal lunedì al venerdì, ma la domenica continuate a postare foto di gite fuori porta con didascalie tipo: "Il mio complice in tutto". Sì, complici nell'omicidio premeditato della vostra stessa dignità.
E per carità, non dimentichiamo i surrogati: quelli che la famiglia non se la fanno, ma in compenso trattano il carlino asmatico con problemi neurologici come se fosse l'erede al trono d'Inghilterra. "Sono una mamma orgogliosa!", gridate, spingendo un cane in un passeggino da ottocento euro. No, non sei una mamma. Sei un individuo con un baratro affettivo spaventoso che ha comprato un animale perché un essere umano, davanti a tanta nevrosi, scapperebbe dopo dieci minuti.

Il Fascismo della Felicità (Good Vibes Only, Coglioni).

E in mezzo a questo disastro esistenziale, dovete sorridere. Sempre. Viviamo sotto la dittatura più spietata e viscida della storia umana: il fascismo della felicità a tutti i costi. Avete sdoganato questa immondizia tossica dei *good vibes only*. Non vi è più permesso essere tristi, incazzati, in lutto o semplicemente vuoti. Se vi lamentate, siete "persone tossiche" da allontanare. Bisogna manifestare, vibrare alto, attrarre energia positiva, fare yoga alle sei del mattino e bere frullati al cavolo nero che sanno di fogna.
Pagate centinaia di euro a *life coach* con i denti sbiancati a led e il carisma di un venditore di pentole, solo per farvi dire che "l'universo ha un piano bellissimo per voi". Vi svelo un segreto che vi farà male: all'universo non frega assolutamente un cazzo di voi. Siete un granello di polvere organica su un sasso bagnato che gira intorno a una palla di fuoco.
La vostra *gratitude journal* comprata su Amazon a 19,90 non riempirà il fatto che odiate il vostro lavoro, che non sopportate la persona che vi dorme accanto e che non avete la più pallida idea di chi siate. Siete depressi cronici, ma lo mascherate con un filtro Instagram. Avete preso il dolore, l'unica fiamma che un tempo rendeva grandi gli artisti e veri gli uomini, e lo avete ridotto a un difetto di fabbrica da sopprimere con un sorriso di plastica e tre gocce di ansiolitico.


Il Capolavoro del Nulla Cosmico.

E ora, eccoci qui. Al vero capolinea.
Leggete questo testo e vi sentite illuminati, vero? Vi sentite parte di un'élite cinica e "risvegliata" che ha improvvisamente capito come gira il mondo. Vi sentite immensamente superiori alla massa di pecore che sta là fuori a ballare su TikTok, a indignarsi per il pronome sbagliato o a comprare l'ennesima maglietta inclusiva cucita dagli schiavi.
Ma sapete qual è la fregatura più geniale? Qual è il capolavoro assoluto della vostra inutilità?
Che anche la vostra ribellione intellettuale, anche questo vostro godere del cinismo e della brutalità, è puro, fottutissimo intrattenimento. Avete consumato la rabbia, le parole, il disprezzo, esattamente come consumate l'ultimo episodio della vostra serie preferita su Netflix o il vostro poké al salmone. Un brivido temporaneo, una pacca sulla spalla per aver "compreso la verità", e poi via. Domani mattina sarete di nuovo in fila al semaforo, pronti a ricominciare la ruota del criceto.
Non siete un passo avanti agli idioti che disprezzate. Siete solo idioti con un vocabolario leggermente più ampio e un cinismo da salotto.
Quindi, per cortesia, smettetela di applaudire lo spettacolo.
La battuta finale siete voi.
Del tipo: "Siete la prova clinica che si può essere in stato vegetativo permanente e avere comunque la forza di rompere il cazzo a chi si pone delle domande serie".

Addio.

AM

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