Desiderio in Slow-Motion: Recensione di TWIZZLER dei CIGARETTES AFTER SEX
Se esiste una band capace di trasformare la malinconia in un genere di lusso, quella è indubbiamente i Cigarettes After Sex. Con "Twizzler", il progetto guidato dall'inconfondibile mente (e voce) di Greg Gonzalez non devia dal proprio asse, ma sembra quasi perfezionare quella formula magica che unisce il dream pop più rarefatto a un romanticismo cinematografico, intimo e perennemente avvolto dal fumo di una sigaretta a tarda notte.
Fin dalle prime battute, "Twizzler" si muove sul rassicurante e ipnotico tappeto sonoro a cui la band ci ha abituati: un basso felpato e pulsante, una batteria ridotta all'essenziale (un battito lento, quasi cardiaco) e quelle chitarre sognanti, cariche di riverbero e delay, che sembrano galleggiare nell'aria. È musica da ascoltare rigorosamente dopo la mezzanotte, quando le luci si abbassano e i pensieri si fanno più densi.
L'estetica visiva della band si riflette perfettamente nella musica: è un brano che "suona" in bianco e nero, evocando immagini di stanze d'albergo isolate e strade bagnate dalla pioggia. Il lirismo di Gonzalez è, come sempre, minimalista ma devastante nella sua precisione.
"Twizzler" gioca sul contrasto tra l'innocenza dei dettagli pop-culturali (il riferimento alle caramelle Twizzlers, o a una bevanda come il Caprisun) e la maturità di un'intimità vissuta senza filtri. Il brano si apre con un'immagine potentissima: "Kiss so hard / up on the rooftop of the Standard West..." Il "The Standard" è un chiaro richiamo all'iconico hotel di Los Angeles, un luogo simbolo di fughe romantiche e mondanità decadente. Da lì, il testo scivola in un racconto fatto di droghe leggere, sguardi complici ("cracking a white pill", "take the Molly with a Capri Sun") e promesse sussurrate nell'oscurità. C'è una vulnerabilità quasi disarmante nel modo in cui accarezza i ricordi, specialmente nel ritornello, un mantra ipnotico che si ripete come un'ossessione dolceamara: "I love the way you made me feel / and I don't care why..." Non importa il motivo, non importa se quella sensazione sia stata amplificata da una sostanza o dalla transitorietà del momento.
Ciò che resta è l'impatto emotivo, l'assoluta certezza di aver vissuto qualcosa di fottutamente reale.
Il vero pilastro del brano resta la voce di Greg Gonzalez. Il suo timbro sommesso, quasi sussurrato all'orecchio dell'ascoltatore, cancella i confini di genere. È una voce androgina, calda, che non ha bisogno di gridare per farsi sentire. In "Twizzler", Gonzalez canta come se stesse confessando un segreto indimenticabile, rendendo ogni parola pesante come un macigno e leggera come un respiro. Musicalmente, il brano non cerca picchi drammatici o assoli virtuosi. La sua forza sta nella monotonia ipnotica. Il loop sonoro crea una sorta di trance ipnotica che culla l'ascoltatore dall'inizio alla fine. Le sfumature si giocano nei dettagli: il leggero mutare del tono di chitarra nel finale, l'eco che si prolunga sui versi "...in your heart", l'atmosfera shoegaze che avvolge la coda strumentale.
"Twizzler" è l'ennesima conferma del perché i Cigarettes After Sex siano un culto globale. Non hanno bisogno di ricreare nulla; hanno inventato un loro personale universo e lo stanno esplorando stanza dopo stanza.
Questo brano è una capsula del tempo che racchiude la bellezza del disincanto moderno. È una canzone che parla di amore, di chimica, di lussuria e di quella sottile solitudine che si prova anche quando si è in due. Se amate perdervi nei corridoi della nostalgia e del desiderio, "Twizzler" diventerà la colonna sonora dei vostri prossimi viaggi notturni.
Da ascoltare rigorosamente con le cuffie, al buio.
Alessio Miglietta
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