I FINTI ARTISTI ALTERNATIVI


Bisogna stare molto attenti, perché per essere fregati ci vuole veramente un attimo. E noto che non tutti sono pronti alla (re)azione, è quasi un'assurdità in termini.

È lecito manifestare critica e dissenso verso artisti che si etichettano come "alternativi" senza esserlo realmente?
Certo, se li sai riconoscere.
Questo concetto tocca un nervo scoperto nell'industria culturale contemporanea. Questa miserabile tendenza, spesso una mossa di marketing piuttosto che un'autentica posizione artistica, solleva questioni importanti sull'autenticità e sull'originalità dell'artista e di ciò che promuove o produce.

Definirsi "alternativo" ha storicamente significato deviare dai sentieri mainstream, offrendo prospettive, suoni, immagini, parole e storie che sfidano lo status quo. Tuttavia, quando tale etichetta viene adottata da artisti che non si discostano sostanzialmente e minimamente dal mainstream, si verifica una diluizione del termine stesso e, di conseguenza, un'erosione del valore che dovrebbe rappresentare.

Questo fenomeno può essere visto come una strategia di autopromozione che sfrutta il desiderio del pubblico per l'originalità e la controcultura (o almeno, dovrebbe). Il problema sorge quando il contenuto non corrisponde all'etichetta: ciò può portare a una delusione del pubblico e a una sfiducia nei confronti dell'ecosistema artistico. Inoltre, gli artisti veramente alternativi, i quali spesso operano ai margini e con risorse limitate, possono essere oscurati o addirittura appropriati da questi "falsi alternativi".

La critica deve essere mossa, in modo ancora più pungente, quando si considera come, in taluni casi, i meccanismi di mercato finiscano per assorbire e neutralizzare le espressioni veramente alternative, rendendole parte del mainstream e svuotandole del loro potenziale artistico e innovativo. Questa dinamica è ben nota nella storia dell'arte e della cultura popolare, dove il nuovo e il rivoluzionario possono essere rapidamente inglobati e neutralizzati dal sistema che inizialmente sembrava sfidare.

Questo dibattito sull'autenticità degli artisti "alternativi" tocca questioni fondamentali di integrità personale e di resistenza culturale. La critica a questa gente (perché spesso definirli artisti è un complimento) pone in evidenza la necessità di un pubblico consapevole e di un settore che valorizzi la vera innovazione al di là delle mere etichette.

Quindi occhio, pubblico, non fatevi fregare, perché è un attimo. A volte basta un costume particolare,  degli atteggiamenti provocatori, a volte un volto pitturato, a volte scimmiottare David Bowie ai tempi di Starman.
Qui potrei mitragliare almeno venti nomi di gente che si è definita alternativa per poi sputtanarsi, vendersi o scegliere il mainstream come leva di appoggio per fare della propria "arte" il lauto, e spesso ingiusto, sostentamento. Ma preferisco glissare, chi ha cervello sa di cosa parlo. E soprattutto di chi.

Alessio Miglietta 

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