Il Prezzo del Nostro Rock 'n' Roll: L'Anima degli Oasis Venduta all'Ombra di 400 Milioni di Sterline
Ebbene sì, sono uno di loro, amo e ho amato gli Oasis come se non ci fosse un domani.
Ho consumato i nastri di "Definitely Maybe" fino a farli smagnetizzare, ho perso la voce cantando "Champagne Supernova" sotto piogge torrenziali e ho portato il lutto nel cuore da quella maledetta notte nel backstage di Parigi. Sono stato uno di quelli che ha vissuto aggrappato a ogni tweet sibillino di Liam, a ogni mezza dichiarazione di Noel, difendendo a spada tratta l'eredità di una band che non era solo un gruppo musicale, ma uno stile di vita, un grido di riscatto per la classe operaia, l'arroganza genuina di chi parte dal nulla e si prende il mondo.
Quando il cartellone "Oasis Live '25" ha squarciato l'etere, ho pianto. Ho creduto, con l'ingenuità che solo i veri devoti possiedono, che i fratelli Gallagher avessero finalmente fatto pace con i loro demoni, che il sangue avesse lavato via l'astio e che la musica, la nostra fottuta, bellissima musica, avesse trionfato sull'ego. Ma la realtà ha un modo molto cinico di presentare il conto, e il risveglio da questo sogno durato quasi una decade di spasmodica attesa ha il sapore amaro e metallico del puro, spietato calcolo aziendale.
Oggi, guardando le classifiche finanziarie anziché quelle discografiche, il quadro di questa monumentale reunion si rivela per ciò che temevo nel profondo della mia anima di fan: una titanica, fredda operazione commerciale. La Sunday Times Rich List ha sentenziato la fine dell'illusione romantica. Leggere che il patrimonio combinato di Liam e Noel è schizzato a circa 375 milioni di sterline, l'equivalente di 440 milioni di euro, fa tremare i polsi. Non stiamo più parlando di due ragazzi di Burnage con le chitarre scordate e i sogni di gloria, ma di due, amministratori delegati di un'azienda chiamata nostalgia. Ogni singolo fratello ha incassato oltre 50 milioni di sterline solo dai cachet e dal merchandising, mentre noi fan ci svenavamo nelle code virtuali per accaparrarci biglietti dai prezzi dopati dal "dynamic pricing".
I numeri dell'Oasis Live '25 sono quelli di una multinazionale: un indotto totale tra i 300 e i 400 milioni di sterline, con un compenso folle di 6-7 milioni di sterline a concerto. Sono entrati di prepotenza nell'Olimpo dei musicisti più ricchi del Regno Unito, ma hanno venduto l'anima della band per farlo.
Il cruccio, la vera ferita aperta che sanguina in tutto questo sfarzo finanziario, è la consapevolezza brutale che da questo circo dorato non nascerà nulla di nuovo. Le mie ricerche, le indagini forsennate tra forum e insider, portano tutte a un'unica e desolante verità: non ci sarà nessun nuovo disco. Nessuna sessione in studio, nessuna nuova "Live Forever", nessun nuovo inno da cantare abbracciati negli stadi. I fratelli Gallagher si sono uniti solo per riesumare il cadavere del loro passato glorioso, metterlo in vetrina sotto le luci stroboscopiche e incassare l'assegno. Non c'è un'esigenza artistica, non c'è il fuoco sacro della creazione, ma solo una riproposizione meccanica e lucrosa di ciò che furono.
Hanno trasformato l'attitudine rock 'n' roll in un prodotto da scaffale per cinquantenni nostalgici e ragazzini in cerca di una polaroid vintage. E allora, mentre il rumore dei registratori di cassa copre gli accordi di "Wonderwall", la domanda sorge spontanea e mi lacera dentro: che senso ha avuto tutto questo, che senso ha avuto questa quasi decade di attesa logorante e speranza, se alla fine eravamo solo i clienti di una colossale svendita dei nostri stessi ricordi? Con la morte nel cuore lo dico e sottoscrivo, non era quello che tutto il mondo si aspettava, non era quello che I fan meritavano. Semplicemente, non doveva andare così.
Alessio Miglietta
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