ANTICO MISTERO di Alessio Miglietta
laddove il petto è una cella ascetica, un altare muto,
dove la mente esige il rigore della geometria
e sputa sul dogma, sul santo, sul rito venduto.
Io cerco la prova del ferro, il solco del vero,
mentre il mio cuore consuma, da solo, il suo antico mistero:
la brama di un’anima che vaghi libera e fiera,
quando la morte, infine, diviene tregua e preghiera.
Poi l'urto. La calca sbadata della carne stradale,
una spallata distratta nel flusso del mondo animale.
Tutto vacilla nell'attrito della fretta sovrana,
ma sopra il mio costato una forza si ancora, pagana.
Un minuto — o un millennio — di sosta assoluta,
mentre la terra si scuote e la gente saluta.
È una dervìscia della notte, una scheggia di fumo,
ha ali di velluto cupo, sdegnose d'ogni profumo.
Striature di bruno e di lutto, venature di terra,
come la buccia dei boschi che il freddo disserra,
e rari puntini di zolfo, o d'oro bagnato,
stelle fossili impresse sul velo del mio passato.
Si è posata sull'ara del sangue, al centro del petto,
lì dove il dolore cronico ha il nido più stretto.
I defunti non hanno più labbra per dirci la via,
non usano il sillabario della nostra agonia.
Loro, che sanno la pace del sonno profondo,
mandano araldi di cera ai confini del mondo;
creature ctonie, strappate all'oblio del cemento,
che sanno restare d'acciaio nel soffio del vento.
Nessun dio le conduce, nessuna promessa di cielo,
ma una magia misterica e scura che squarcia ogni velo.
"Guarda", sussurro alla stirpe, chiamando l'amore al prodigio,
ma l'incanto si scioglie, ritorna il colore del grigio.
La soglia si chiude nell'attimo esatto in cui l'occhio straniero
tenta di stringere il nodo di questo legame sincero.
È volata nel nulla, sottratta alla vista e alla storia,
una frazione di secondo prima di farsi memoria.
Non ho prove da dare al mio inverno, né leggi alla mente,
resta solo il rintocco di un petto che vibra, scontento,
consapevole, adesso, che sotto la coltre del niente,
anche l'ombra più fragile impara a resistere al vento.
Cammino nel grigio perenne di un’ombra cronica,
laddove il petto è una cella ascetica, un altare muto,
dove la mente esige il rigore della geometria
e sputa sul dogma, sul santo, sul rito venduto.
Io cerco la prova del ferro, il solco del vero,
mentre il mio cuore consuma, da solo, il suo antico mistero:
la brama di un’anima che vaghi libera e fiera,
quando la morte, infine, diviene tregua e preghiera.
Poi l'urto. La calca sbadata della carne stradale,
una spallata distratta nel flusso del mondo animale.
Tutto vacilla nell'attrito della fretta sovrana,
ma sopra il mio costato una forza si ancora, pagana.
Un minuto — o un millennio — di sosta assoluta,
mentre la terra si scuote e la gente saluta.
È una dervìscia della notte, una scheggia di fumo,
ha ali di velluto cupo, sdegnose d'ogni profumo.
Striature di bruno e di lutto, venature di terra,
come la buccia dei boschi che il freddo disserra,
e rari puntini di zolfo, o d'oro bagnato,
stelle fossili impresse sul velo del mio passato.
Si è posata sull'ara del sangue, al centro del petto,
lì dove il dolore cronico ha il nido più stretto.
I defunti non hanno più labbra per dirci la via,
non usano il sillabario della nostra agonia.
Loro, che sanno la pace del sonno profondo,
mandano araldi di cera ai confini del mondo;
creature ctonie, strappate all'oblio del cemento,
che sanno restare d'acciaio nel soffio del vento.
Nessun dio le conduce, nessuna promessa di cielo,
ma una magia misterica e scura che squarcia ogni velo.
"Guarda", sussurro alla stirpe, chiamando l'amore al prodigio,
ma l'incanto si scioglie, ritorna il colore del grigio.
La soglia si chiude nell'attimo esatto in cui l'occhio straniero
tenta di stringere il nodo di questo legame sincero.
È volata nel nulla, sottratta alla vista e alla storia,
una frazione di secondo prima di farsi memoria.
Non ho prove da dare al mio inverno, né leggi alla mente,
resta solo il rintocco di un petto che vibra, scontento,
consapevole, adesso, che sotto la coltre del niente,
anche l'ombra più fragile impara a resistere al vento.
© Alessio Miglietta
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