L'ULTIMA RIVOLTA secondo il critico letterario Massimo Ridolfi
Alessio Miglietta in queste sue pagine, L'ultima rivolta - Revanscismo e controcultura (2025), si pone di fronte alla realtà senza munirsi di schermi, di barriere che lo salvaguardino dalla pienezza del suo sguardo sul dato contemporaneo, cioè sul presente, dove si rinnovano le invero mai interrotte lotte per il predominio dell'uomo sopra l'uomo, uomo sempre più strumento politico della politica militare che è apolitica in realtà, perché l'azionamento delle armi naturalmente interrompe quelle autentiche della politica, che sono, in nuce, solo quelle del libero confronto dialettico costruttivo tra parti politiche e società civile; ma, ahimè, in un mondo dove l'1% della popolazione è in grado senza coscienza di detenere e continuare a produrre e alimentare senza soluzione di continuità una ricchezza pari a quella in possesso dell'altro 99% degli uomini, alla politica non resta che autosospendersi e muovere guerre per riconquistare territori, anche economici. E di questo passo si è sicuramente più vicini a una auspicabile estinzione del genere umano tutto, ricchi e poveri, mentre il pianeta Terra continuerà le sue evoluzioni spaziali e la Natura le sue proprie azioni di sopravvivenza e rigenerazione dopo questa lunga Età dell'uomo, che parte dal fuoco e arriva dritta in bocca a questa sciocca Intelligenza Artificiale, che invece tanto eccita quel ridotto televisivo di Massimo Cacciari – Antropocene: quelli bravi come Massimo Cacciari la chiamano Antropocene.
"In fondo, il genere umano è un mostro sofisticato: incapace di vedere, nella smania di avanzare, come le sue invenzioni siano altrettanti strumenti di inganno, attrezzi che sanno coprire di brillanti illusioni la desolazione sottostante." (p. 7) inizia proprio col dirci Miglietta. La sofisticazione di cui ci dice è senza ombra di dubbio quella consumistica, la più efficace misura messa in atto da più di due secoli dal Capitale industriale, che dal 1760 tutto ha accelerato dei processi produttivi, prima almeno rallentati dal lavoro solo manuale o alleviato da leve carrucole e ruote che, però, muovevano solo grazie alla forza umana. E che nel 1776, il 4 di luglio, trova la sua forma favolistica di Stato nel perseguimento della felicità ("the pursuit of happiness"), così sancito e garantito, solo a parole, dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America, condizione dove si può essere felici solo se si può acquistare il sovraprodotto industriale, sempre più ricco di bisogni artificiali, fino ad aver trasformato l'essere umano nel consumatore perfetto, cioè in colui che riesce a spendere più dei soldi che ha nella tasca.
Sì, è vero che l'uomo ha un grande talento nel mostrificarsi, nel farsi molto più brutto e cattivo di quello che già è questo essere senziente brutto e cattivo. Allora è da qui, da questo precipizio che tutti rappresentiamo, che l'autore si slancia agile nella sua personale indagine, sospeso dalle correnti della felicità e della vulnerabilità. E allora ben venga questa ultima rivolta.
Massimo Ridolfi
Commenti
Posta un commento