PAOLO BENVEGNÙ, recensione #1, "SUGGESTIONABILI": Un Canto d'Amore e Disillusione nel Deserto dell'Arte.

Immergersi in Suggestionabili di Paolo Benvegnù significa lasciarsi trafiggere da una lama di purissima poesia alternative-rock, un brano che, fin dalle sue origini nel magistrale album Piccoli fragilissimi film, si erge a baluardo di un'autenticità viscerale ed emotiva. Dal punto di vista puramente tecnico e compositivo, l'opera si rivela un minuzioso gioiello di dinamica: si apre come una confessione intima, affidata a una voce quasi sussurrata e a strumentazioni rarefatte, per poi deflagrare in un inesorabile crescendo di matrice post-punk, dove una solida e incalzante sezione ritmica si intreccia a chitarre sapientemente distorte e a cupe sfumature di tastiera, ergendo un muro sonoro via via sempre più denso, dissonante e avvolgente. Le metafore utilizzate dal cantautore sono di una potenza visiva e concettuale disarmante, a cominciare dalla brutale volontà di usare il proprio cranio come un "archibugio" per sparare una verità che non è fatta di rassicurante e sterile "inchiostro nero", bensì di "sangue che grandina gioia"; questa immagine, al tempo stesso ferocemente romantica e dolorosa, rivendica il primato dell'emozione organica e reale sull'artificio calcolato, tracciando una linea netta tra chi fa arte consumandosi per pura necessità e chi si limita a riempire spartiti.
È proprio in questo disperato bisogno di concretezza carnale che si annida l'amara e malinconica critica all'incapacità di trovare vera qualità nella musica e nella cultura di oggi: l'inchiostro nero rappresenta l'omologazione perfetta, il prodotto di plastica creato asetticamente a tavolino per assecondare un pubblico ormai disattento, mentre il sangue è l'essenza vitale di un cantautorato che sanguina e si dona senza alcuna restrizione. Il potente ritornello, dominato dal mantra quasi ossessivo "siamo troppo suggestionabili", si trasforma allora in un poetico ma spietato atto d'accusa contro un'industria contemporanea che manipola, satura e appiattisce il gusto collettivo, un panorama svuotato in cui gli ascoltatori si lasciano docilmente plasmare da algoritmi predittivi e tendenze effimere piuttosto che cercare la vertigine dell'arte pura.
In un finale catartico, Benvegnù si denuda completamente, dichiarandosi padre, figlio, insicuro, genio e assassino di se stesso, offrendoci un rifugio musicale in cui la vulnerabilità estrema non rappresenta una debolezza da nascondere, ma rimane l'unico, meraviglioso atto di ribellione possibile contro la superficialità imperante. Ascoltare Suggestionabili offre la possibilità di apprezzare l'impatto emotivo di ogni singola sfumatura di questo intenso crescendo strumentale e comprendere appieno la profonda meraviglia sonora di uno dei più grandi artisti della nostra epoca.

Alessio Miglietta 

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