PLAGI ITALIANI RECENTI E ALTRE AMENITÀ
Le note musicali sono solo sette. Questa è la giustificazione storica, la trincea dietro cui si nascondono discografici, produttori e artisti da quando esiste la musica pop. Ma tra un "omaggio", una "citazione" e un vero e proprio "copia-incolla" c'è di mezzo un oceano di diritti d'autore, polemiche feroci e avvocati agguerriti.
Nella musica italiana, la caccia al plagio è uno sport nazionale quasi quanto il calcio. Nessuno è al sicuro: dai mostri sacri del finto-rock nostrano fino ai fenomeni pop da classifica sfornati dallo streaming e dai talent.
Ecco un piccolo viaggio tra i casi più evidenti, eclatanti e discussi della nostra storia musicale più recente.
Le nuove generazioni dominano le classifiche mondiali, ma i loro accordi hanno spesso un sapore... decisamente vintage.
Iniziamo dai Måneskin: fuori di testa o fuori tempo?
L'ascesa globale di Damiano e soci è passata per la trionfale e sopravvalutata vittoria a Sanremo 2021 con Zitti e buoni. Eppure, proprio nei giorni in cui sbancavano l'Ariston, qualcosa gli è esploso in mano: il ritornello gridato in quella canzone suonava in modo sospettosamente identico a F.D.T. (Fuori di testa), un brano del 2015 del duo torinese Anthony Laszlo. Stessa attitudine, e persino le stesse esatte parole ("fuori di testa") piazzate sul ritornello nello stesso punto. La Sony dovette commissionare una perizia tecnica d'urgenza per dimostrare che non c'era "alcun plagio melodico o strutturale", salvando la band dalla squalifica (ovviamente).
Più di recente, il loro singolo Supermodel ha fatto sorridere in molti, e forse bestemmiare, per l'incredibile somiglianza del riff di chitarra con il leggendario Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.
Se sommiamo questa attitudine a testi totalmente scadenti, il verdetto è semplice.
Altro "genio", stessa storia. Sanremo 2019: Achille Lauro scende le scale, porta un punk fasullo sullo stesso luogo del delitto e canta Rolls Royce. Il pezzo (dicono) spacca, ma chi è cresciuto negli anni '90 ha un fortissimo déjà-vu. Il giro di chitarra portante e l'incedere ritmico sono praticamente la fotocopia di 1979 degli Smashing Pumpkins (con una spruzzata di Twist & Shout nella versione dei Beatles, per stessa ammissione di Lauro). Nessuna causa legale, ma un'alzata di sopracciglio collettiva da parte degli intenditori, ma a quanto pare non della critica contro chi, a suo dire, si ispira a Thom Yorke dei Radiohead (ti piacerebbe eh?).
C'è poi Tiziano Ferro, il reuccio del campionamento occulto. Si dice abbia una vocalità inimitabile (...) ma sui beat dei suoi successi la storia è ben diversa. Il caso più clamoroso riguarda il brano che lo ha lanciato, Xdono (2001). Per anni si è mormorato della sua somiglianza, o fotocopia in altissima risoluzione, con Did You Ever Think di R. Kelly.
Il colpo di scena è arrivato quasi vent'anni dopo, quando il suo storico produttore Michele Canova ha ammesso candidamente la cosa in un'intervista: "Eravamo in studio, Tiziano mi portò il brano di R. Kelly e mi disse 'voglio questo'. Lo copiammo di sana pianta, non avevamo i soldi per ripulire i campionamenti".
Ma non è l'unico caso: l'arpeggio di pianoforte di Ti scatterò una foto ricorda prepotentemente l'intro di Mother dei Pink Floyd. Ammesso che il principino di Latina conosca una simile band e la portata di quella canzone.
Ma attenzione. La "super hit" Stop! Dimentica è ricalcata pari pari sulla base synth-pop di One Word di Kelly Osbourne (che a sua volta campionava Fade to Grey dei Visage).
Ce ne sarebbero altre ma sul personaggio non vale la pena soffermarsi troppo.
Arriviamo ai mostri sacri, con i riff da stadio "presi in prestito".
Quando riempi i concerti in ogni angolo di posti, l'ispirazione spesso arriva direttamente dalle band d'oltreoceano. È l'esempio di Vasco Rossi.
Il Komandante (dei coatti) ha scritto pagine incredibilmente indimenticabili, seppur stonate e gutturali (addirittura incise su monete create ad hoc dalla Zecca dello Stato), di un non ben definito "rock italiano" (anche se a chi scrive pare lampante quanto il vero rock italiano sia ben altra cosa, fatta a regola d'arte da ben altri interpreti), ma a volte la mano gli è scivolata sulle sei corde altrui. Nel 2004 esce Cosa vuoi da me. L'intro di chitarra distorta è talmente identico a Pretty Fly (for a White Guy) dei The Offspring (1998) che al primo ascolto viene spontaneo urlare "Give it to me baby, uh uh! Uh uh!".
Se si scava nel passato c'è poi un caso più sottile: la sua Ogni volta condivide un giro armonico e un'atmosfera malinconica quasi sovrapponibile a Madre di Roberto Vecchioni, uscita due anni prima.
Se citiamo lui, tocca anche a Ligabue, che ha uno stile così definito che la battuta più ricorrente tra i suoi detrattori è: "Ligabue plagia direttamente sé stesso" (e in effetti brani come Balliamo sul mondo e Il campo delle lucciole condividono molto più del DNA).
Tuttavia, il suo capolavoro assoluto, Certe Notti (1995), ha una metrica in 6/8, un'apertura e una progressione di accordi che ricordano incredibilmente Bed of Roses dei Bon Jovi, uscita due anni prima, nel 1993.
E se ci spostiamo su territori meno romantici e più rock, Happy Hour presenta un riff d'apertura che ammicca in modo decisamente sfacciato a Sweet Child O' Mine dei Guns N' Roses.
Per ora fermiamoci qui, che è meglio.
Questo è giusto un aperitivo per farvi capire quanta merda venga ascoltata e portata in trionfo, e quanti brani originali (con idee originali di altri) vengano puntualmente ignorati, a meno di casi eccezionali (vedi gli stessi Guns N'Roses o simili).
Il verdetto finale? Come diceva il compositore Igor Stravinsky: "I buoni compositori prendono in prestito, i grandi compositori rubano". E a giudicare dalle classifiche, in Italia abbiamo avuto parecchi "grandi".
Possibile che in questo paese non siamo più in grado di creare con qualità un emerito cazzo? Ai posteri l'ardua sentenza.
Alessio Miglietta
Nella musica italiana, la caccia al plagio è uno sport nazionale quasi quanto il calcio. Nessuno è al sicuro: dai mostri sacri del finto-rock nostrano fino ai fenomeni pop da classifica sfornati dallo streaming e dai talent.
Ecco un piccolo viaggio tra i casi più evidenti, eclatanti e discussi della nostra storia musicale più recente.
Le nuove generazioni dominano le classifiche mondiali, ma i loro accordi hanno spesso un sapore... decisamente vintage.
Iniziamo dai Måneskin: fuori di testa o fuori tempo?
L'ascesa globale di Damiano e soci è passata per la trionfale e sopravvalutata vittoria a Sanremo 2021 con Zitti e buoni. Eppure, proprio nei giorni in cui sbancavano l'Ariston, qualcosa gli è esploso in mano: il ritornello gridato in quella canzone suonava in modo sospettosamente identico a F.D.T. (Fuori di testa), un brano del 2015 del duo torinese Anthony Laszlo. Stessa attitudine, e persino le stesse esatte parole ("fuori di testa") piazzate sul ritornello nello stesso punto. La Sony dovette commissionare una perizia tecnica d'urgenza per dimostrare che non c'era "alcun plagio melodico o strutturale", salvando la band dalla squalifica (ovviamente).
Più di recente, il loro singolo Supermodel ha fatto sorridere in molti, e forse bestemmiare, per l'incredibile somiglianza del riff di chitarra con il leggendario Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.
Se sommiamo questa attitudine a testi totalmente scadenti, il verdetto è semplice.
Altro "genio", stessa storia. Sanremo 2019: Achille Lauro scende le scale, porta un punk fasullo sullo stesso luogo del delitto e canta Rolls Royce. Il pezzo (dicono) spacca, ma chi è cresciuto negli anni '90 ha un fortissimo déjà-vu. Il giro di chitarra portante e l'incedere ritmico sono praticamente la fotocopia di 1979 degli Smashing Pumpkins (con una spruzzata di Twist & Shout nella versione dei Beatles, per stessa ammissione di Lauro). Nessuna causa legale, ma un'alzata di sopracciglio collettiva da parte degli intenditori, ma a quanto pare non della critica contro chi, a suo dire, si ispira a Thom Yorke dei Radiohead (ti piacerebbe eh?).
C'è poi Tiziano Ferro, il reuccio del campionamento occulto. Si dice abbia una vocalità inimitabile (...) ma sui beat dei suoi successi la storia è ben diversa. Il caso più clamoroso riguarda il brano che lo ha lanciato, Xdono (2001). Per anni si è mormorato della sua somiglianza, o fotocopia in altissima risoluzione, con Did You Ever Think di R. Kelly.
Il colpo di scena è arrivato quasi vent'anni dopo, quando il suo storico produttore Michele Canova ha ammesso candidamente la cosa in un'intervista: "Eravamo in studio, Tiziano mi portò il brano di R. Kelly e mi disse 'voglio questo'. Lo copiammo di sana pianta, non avevamo i soldi per ripulire i campionamenti".
Ma non è l'unico caso: l'arpeggio di pianoforte di Ti scatterò una foto ricorda prepotentemente l'intro di Mother dei Pink Floyd. Ammesso che il principino di Latina conosca una simile band e la portata di quella canzone.
Ma attenzione. La "super hit" Stop! Dimentica è ricalcata pari pari sulla base synth-pop di One Word di Kelly Osbourne (che a sua volta campionava Fade to Grey dei Visage).
Ce ne sarebbero altre ma sul personaggio non vale la pena soffermarsi troppo.
Arriviamo ai mostri sacri, con i riff da stadio "presi in prestito".
Quando riempi i concerti in ogni angolo di posti, l'ispirazione spesso arriva direttamente dalle band d'oltreoceano. È l'esempio di Vasco Rossi.
Il Komandante (dei coatti) ha scritto pagine incredibilmente indimenticabili, seppur stonate e gutturali (addirittura incise su monete create ad hoc dalla Zecca dello Stato), di un non ben definito "rock italiano" (anche se a chi scrive pare lampante quanto il vero rock italiano sia ben altra cosa, fatta a regola d'arte da ben altri interpreti), ma a volte la mano gli è scivolata sulle sei corde altrui. Nel 2004 esce Cosa vuoi da me. L'intro di chitarra distorta è talmente identico a Pretty Fly (for a White Guy) dei The Offspring (1998) che al primo ascolto viene spontaneo urlare "Give it to me baby, uh uh! Uh uh!".
Se si scava nel passato c'è poi un caso più sottile: la sua Ogni volta condivide un giro armonico e un'atmosfera malinconica quasi sovrapponibile a Madre di Roberto Vecchioni, uscita due anni prima.
Se citiamo lui, tocca anche a Ligabue, che ha uno stile così definito che la battuta più ricorrente tra i suoi detrattori è: "Ligabue plagia direttamente sé stesso" (e in effetti brani come Balliamo sul mondo e Il campo delle lucciole condividono molto più del DNA).
Tuttavia, il suo capolavoro assoluto, Certe Notti (1995), ha una metrica in 6/8, un'apertura e una progressione di accordi che ricordano incredibilmente Bed of Roses dei Bon Jovi, uscita due anni prima, nel 1993.
E se ci spostiamo su territori meno romantici e più rock, Happy Hour presenta un riff d'apertura che ammicca in modo decisamente sfacciato a Sweet Child O' Mine dei Guns N' Roses.
Per ora fermiamoci qui, che è meglio.
Questo è giusto un aperitivo per farvi capire quanta merda venga ascoltata e portata in trionfo, e quanti brani originali (con idee originali di altri) vengano puntualmente ignorati, a meno di casi eccezionali (vedi gli stessi Guns N'Roses o simili).
Il verdetto finale? Come diceva il compositore Igor Stravinsky: "I buoni compositori prendono in prestito, i grandi compositori rubano". E a giudicare dalle classifiche, in Italia abbiamo avuto parecchi "grandi".
Possibile che in questo paese non siamo più in grado di creare con qualità un emerito cazzo? Ai posteri l'ardua sentenza.
Alessio Miglietta
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