S.V.Q.R. di Michele Romagnuolo: Quattordici Versi e la Rinnovata Urgenza del Sonetto

La silloge poetica "S.V.Q.R. Sonetti de Vita Quotidiana a Roma" di Michele Romagnuolo si presenta nel panorama letterario contemporaneo come un'operazione colta, coraggiosa e profondamente necessaria. L'opera si configura come un perfetto ingranaggio metrico capace di spingere la tradizione poetica verso una modernità febbrile e pulsante, ridando linfa vitale a uno schema metrico straordinario ma, purtroppo, caduto in disuso come il sonetto. Lontano dall'essere un mero e sterile esercizio di rievocazione nostalgica, Romagnuolo dimostra una vera e propria urgenza espressiva che trova la sua perfetta valvola di sfogo nella struttura rigida della forma classica.
Dal punto di vista prettamente tecnico, l'autore rispetta rigorosamente i canoni strutturali della tradizione, articolando i componimenti nella rigida gabbia formale di quattordici versi endecasillabi suddivisi nelle classiche due quartine e due terzine. Romagnuolo mostra una notevole padronanza del ritmo e delle rime, compiendo un'operazione tecnica rigorosa che accelera i battiti della poesia popolare fino a farle sprigionare una forza cinetica inaudita. In questo modo, la forma classica si trasforma in un inarrestabile motore narrativo. Sebbene si riscontri talvolta una leggera oscillazione formale dovuta all'adattamento delle esigenze ritmiche alla fluidità del parlato moderno, il pregio dell'opera rimane assoluto.
Muovendosi nel solco della grande tradizione della poesia romanesca, la silloge è chiaramente ispirata dalla folgorazione per l'opera di Trilussa, mediata per l'autore dall'interpretazione di Lando Fiorini. La vera forza del lavoro risiede tuttavia nella sua reinterpretazione linguistica e tematica: il dialetto utilizzato non ha la pretesa di essere un romanesco classico e arcaico, ma si configura come un vero e proprio "neoromanesco" o "dialetto borghese" che fotografa con onestà la parlata contemporanea. Svecchiando la lingua di ispirazione trilussiana, questo dialetto funge da propellente acustico, rendendo il linguaggio un mezzo di comunicazione scattante, rapido e profondamente attuale, e mantenendo la lettura immediata, verace e priva di stucchevoli purismi.
Attraverso una sapiente ripartizione tematica che spazia dai monumenti alle bestie, fino agli oggetti quotidiani e ai sentimenti più intimi, la raccolta dà corpo a una visione animista in cui ogni elemento della realtà circostante acquisisce una voce potente per raccontare la vita.
L'animazione incalzante della materia scaglia letteralmente elementi solitamente statici nel flusso caotico del presente. I monumenti vibrano di un'esistenza autonoma e si scontrano con la rapidità contemporanea. L'onestà intellettuale del testo e la sferzante ironia romana emergono prepotentemente in sonetti come "Er Colosseo", che osserva il flusso incessante dei turisti rimpiazzare l'antica azione dei gladiatori, trasformati in nuovi combattenti costretti a lottare contro la sporcizia e il degrado della modernità. Similmente, "La Fontana de' Trevi" ironizza sui rituali frettolosi del lancio delle monete, sollevando contestualmente dubbi sulla reale destinazione di questa beneficenza popolare.
Questo travolgente slancio vitale investe in egual misura l'astratto, gli oggetti di uso comune e le bestie, concepite come specchio antropomorfizzato dei vizi capitali. Tutti questi elementi dialogano con un ritmo serrato e con scambi fulminei, smontando vizi e ipocrisie. Questa dinamica è ben visibile nel serrato confronto dell'avara gazza ladra o nella frenesia della lancetta dell'orologio, intrappolata nel suo circolo perpetuo. Nel farlo, l'autore si mantiene obiettivo nell'osservazione dei difetti umani, ma punta tutto sulla velocità dell'intuizione e sul forte impatto visivo delle scene urbane evocate.
L'interazione dinamica tra l'inchiostro del poeta e la pelle dei lettori è ulteriormente amplificata dalla splendida veste grafica curata dal Team Elegant Goat Gallery, le cui illustrazioni arricchiscono visivamente il testo. L'opera è inoltre intrinsecamente multimediale grazie alla presenza di QR code che permettono l'ascolto recitato dei componimenti.
In questa corsa ininterrotta tra materia inanimata che prende voce e sentimenti che agiscono direttamente sulla scena, il pregio assoluto di questa silloge – come giustamente evidenziato anche nelle note critiche di Francesco Saverio Fiorini e Luciano Lembo – resta la straordinaria capacità di far respirare la poesia autentica attraverso le piccole cose. Si impone un lavoro che coraggiosamente si ispira alla tradizione, producendo una poesia viva e paragonabile al profumo del gelsomino nella sua stagione. "S.V.Q.R." dimostra così che il sonetto non è affatto un reperto da museo, ma uno strumento vivo, affilato ed eterno, capace di catturare l'anima immortale di Roma.

Alessio Miglietta 

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