9 CRIMES di Damien Rice: L'Immagine Deforme dell'Amore


C'è un momento preciso, magari mentre guidi di notte o sei perso nei tuoi pensieri, in cui quella gigantesca pattumiera che spesso chiamiamo "radio" smette per miracolo di trasmettere suoni di plastica pre-confezionata e lascia passare un capolavoro. 9 Crimes di Damien Rice (tratta dall'album 9 del 2006) è una di quelle rarissime e preziose eccezioni. Quando le sue prime, esitanti note di pianoforte fendono l'aria, la mediocrità commerciale scompare e si entra in uno spazio intimo, quasi sacro.
Probabilmente parliamo di uno dei brani più emotivamente devastanti del cantautorato moderno.
La struttura musicale di 9 Crimes è una meravigliosa sottrazione. Non ci sono muri di suono, ma solo un pianoforte scheletrico, un violoncello che entra come un pianto trattenuto e, soprattutto, l'intreccio vocale tra Damien Rice e Lisa Hannigan.
La scelta del duetto non è casuale: le due voci non cantano semplicemente insieme, ma si rincorrono, si sovrappongono e quasi si confessano a vicenda. Rappresentano due innamorati, ma anche le due metà di una stessa coscienza divisa, intrappolata tra ciò che è giusto e ciò che si desidera. La Hannigan inizia il brano con una voce che sembra sul punto di spezzarsi, vulnerabile e rassegnata, mentre Rice subentra con il suo timbro graffiato e carico di rimorso.
Se la maggior parte delle canzoni d'amore celebra l'inizio o la fine di un sentimento, 9 Crimes si colloca in un territorio molto più oscuro e dolorosamente romantico: il senso di colpa e l'infedeltà, soprattutto quella mentale.
Il brano non descrive necessariamente un tradimento consumato, ma la tragedia di trovarsi tra le braccia di qualcuno mentre il cuore e la mente sono rivolti altrove. È il racconto del "crimine" di non essere emotivamente presenti, di mentire a chi si ha accanto e, in ultima battuta (o in principio) a sé stessi. L'emozione predominante è un'agonia silenziosa: l'amore che diventa una prigione di bugie, dove chi ferisce soffre tanto quanto chi viene ferito.
Il testo di Rice è crudo, diretto, privo di metafore artefatte. Usa un linguaggio quotidiano per descrivere una catastrofe emotiva.
"Leave me out with the waste / This is not what I do"
(Lasciami fuori con gli scarti / Questo non è ciò che faccio)
Fin dal primo verso, chi canta si dichiara colpevole. Paragonarsi agli scarti, alla spazzatura, è un'ammissione di disgusto verso sé stessi. C'è la consapevolezza di stare infrangendo i propri stessi principi morali ("non è da me fare una cosa del genere").
"It's the wrong kind of place / To be thinking of you / It's the wrong time / For somebody new"
(È il tipo di posto sbagliato / Per pensare a te / È il momento sbagliato / Per qualcun altro)
Questo è il cuore tematico del brano: il tradimento mentale. Il protagonista si trova in un letto, o in una situazione intima con il proprio partner, ma sta pensando a un'altra persona. Il conflitto tra il corpo che è qui e la mente che è altrove è descritto con una lucidità straziante.
"It's a small crime / And I've got no excuse"
(È un piccolo crimine / E non ho alcuna scusa)
Il titolo "9 Crimes" evoca l'idea che ogni piccola bugia, ogni pensiero nascosto e ogni bacio dato senza sentimento sia, di fatto, un crimine. Non cerca giustificazioni, accetta la propria natura maledetta.
"Is that alright? / Yeah... Is that alright?"
(Va bene così? / Già... Va bene così?)
Il ritornello è forse la parte più devastante dell'intera canzone. Questo ripetuto "Is that alright?" non è una vera domanda, ma una supplica lanciata nel vuoto. È la ricerca disperata di un'assoluzione impossibile. Chiedono il permesso di ferire, di tradire, o forse cercano solo qualcuno che dica loro che, nonostante tutto l'orrore di cui sono capaci i cuori umani, forse potrebbe essere anche giusto essere tanto imperfetti. Ma intimamente sappiamo tutti quanto discordanti possano essere queste parole.
Ascoltare 9 Crimes alla radio è come trovare una perla in un oceano di plastica. È un brano che richiede la tua totale attenzione, che non ti permette di usarlo come semplice musica di sottofondo. Ti afferra per il bavero e ti costringe a guardare nelle zone d'ombra dei tuoi stessi sentimenti. È una canzone romanticamente tragica proprio perché cattura il lato più denso di limiti, e allo stesso tempo fragile, dell'amore, ricordandoci che a volte il dolore più grande non ce lo infliggono gli altri, ma siamo noi stessi a sceglierlo.

Alessio Miglietta 

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