La Vertigine dell'Inchiostro: L'Elettricità della Parola
L'atto supremo e irrevocabile dello scrivere non si riduce mai a un mero esercizio di compiacimento estetico o a una sterile combinazione di fonemi, ma si innesca, con la violenza improvvisa di una detonazione, come un cortocircuito vitale e inarrestabile, una scossa sismica di proporzioni inaudite che attraversa le terminazioni nervose più recondite per fondere inesorabilmente mente, carne e spirito in un unico, vibrante ricettacolo di energia pura e selvatica. Questa forza titanica e primordiale, che scorre sotterranea lungo i crinali scoscesi dell'esistenza umana, si erge a sfida suprema, lucida e sprezzante contro l'assurdo quotidiano, afferrando per la gola quel feroce "male di vivere" che attanaglia la nostra specie – quell'angoscia strisciante che ammorba le ore vuote e i giorni tutti spaventosamente uguali – per trasmutarlo, attraverso un doloroso, insostituibile processo di alchimia interiore, in una catarsi sanguinante e purificatrice. Si tratta di una ribellione esistenziale assoluta, un grido scagliato nel vuoto che non concede tregua né chiede perdono, lanciandosi a capofitto in una metamorfosi perpetua, un viaggio febbrile e allucinatorio che disdegna con sdegno aristocratico la rassicurante mediocrità dei traguardi definitivi, preferendo a essi il brivido e l'abisso di un infinito divenire. Eppure, questa sacra e indomabile furia creatrice è costretta oggi a scontrarsi, con un fragore sordo e denso di disperazione, contro le vaste, limacciose paludi dell'omologazione commerciale, un pantano grigio, asfissiante e informe dove l'originalità e il genio annegano lentamente sotto il peso insopportabile di formule letterarie preconfezionate e compiacenti, in un'epoca oscura in cui l'egocentrismo dilagante ha drammaticamente sfigurato la natura stessa dell'artista. L'autore contemporaneo, troppo spesso, rinuncia al gravoso ruolo di oracolo di verità per trasformarsi in un grottesco simulacro di se stesso, un brand vuoto, plastificato e luccicante, pateticamente ossessionato dall'autopromozione, ostaggio delle spietate logiche di mercato e drammaticamente privo di qualsivoglia autentica sostanza spirituale. Assistiamo, perlopiù inermi, compiacenti e anestetizzati, a una democratizzazione illusoria e tossica della parola scritta, un fenomeno aberrante che, sbandierando furbescamente i sacrosanti ideali dell'accessibilità e della libertà d'espressione, ha in realtà reciso di netto, con una brutale cecità, il legame vitale con la tecnica artigianale, con lo studio matto e disperatissimo, con la fatica spaccossa e silenziosa della lima. Questo inganno ha generato di conseguenza un oceano sconfinato di piattezza intellettuale, dove tutti possiedono una voce ma pochissimi hanno ancora un'anima tormentata da raccontare, un abisso di superficialità dove l'assenza totale di maestria e di sudore rischia quotidianamente di consacrare la mediocrità più assoluta a nuovo, tragico e incontrastato standard estetico, etico e morale. In questo desolante e asfittico scenario distopico, i social media si ergono a inesorabili mattatoi dell'autenticità umana, panottici virtuali illuminati dalla luce fredda e spettrale dei cristalli liquidi, dove la sacralità e la profondità del pensiero indipendente vengono sistematicamente e chirurgicamente sacrificate sull'altare di algoritmi implacabili. Questi ultimi operano come veri e propri demiurghi digitali, divinità invisibili, onnivore e insaziabili, che mercificano spietatamente l'arte, riducendo l'urlo primigenio dell'esistenza a un bisbiglio inoffensivo e standardizzato, calcolato al millimetro per compiacere le effimere metriche dell'engagement e le logiche dopaminergiche del click, trasformando subdolamente il lettore in un passivo, vorace consumatore distratto, e l'opera d'arte, un tempo veicolo incorruttibile di eternità, in un banale e deperibile prodotto di intrattenimento a rapidissima obsolescenza programmata. Ma è proprio qui, sul ciglio vertiginoso di questo baratro nichilistico, nell'istante esatto e decisivo in cui tutto sembra definitivamente perduto, svuotato di senso e fagocitato dal nulla del consumismo, che la vera scrittura, quella forgiata nel sangue, nel sudore e nell'insonnia del tormento interiore, resiste tenacemente. Essa si riafferma, in tutta la sua dirompente e gloriosa maestosità, come l'atto più radicalmente sovversivo e pericoloso che l'essere umano possa ancora concepire contro le logiche disumanizzanti e livellatrici dell'industria del consumo di massa, ergendosi a baluardo inespugnabile a difesa dell'ultima, residua scintilla di dignità intellettuale e libertà spirituale. In una contemporaneità afflitta da un cronico sonnambulismo di massa, in cui le coscienze collettive galleggiano inerti e acritiche nel liquido amniotico della disinformazione e dell'intrattenimento continuo, scegliere deliberatamente di nuotare controcorrente, di sfidare a viso aperto le potenti correnti ipnotiche del consenso facile, della polarizzazione indotta e del pensiero unico, non rappresenta più una mera opzione stilistica o un vezzo per pochi eletti, ma si configura come un imperativo categorico ineludibile. Diventa un dovere morale assoluto, urgente e infiammato, l'unica via possibile per squarciare definitivamente il velo dell'ipocrisia borghese e risvegliare, dal suo profondo, confortevole e letale letargo dogmatico, un pensiero critico ormai atrofizzato, restituendogli la sua naturale vocazione all'indagine spietata e alla ribellione contro l'ordine costituito. Ed è esattamente nel cuore magmatico e pulsante di questa indomita resistenza culturale che esplode, con la medesima, abbacinante violenza cosmica di una supernova, la necessità impellente, disperata e vitale della sperimentazione più audace, radicale ed estrema: in un mondo corrotto che premia la piattezza seriale, la copia della copia, l'innocuo e il prevedibile, lo stile unico, irregolare, spigoloso, cacofonico se necessario, ma irriducibilmente indomabile, diventa l'unico, potentissimo e vero antidoto contro la paralizzante apatia culturale che ci assedia da ogni lato. Questo stile non è un semplice belletto estetico, ma si tramuta in una lama affilata e rovente, un'arma letale capace di recidere, una per una, le catene dorate della banalità per aprire all'improvviso squarci di senso inediti, spalancando le porte della percezione su territori inesplorati, spaventosi e meravigliosi dell'immaginazione umana. Appartiene infatti solo e unicamente a chi possiede il vero, indiscutibile talento, a chi porta marchiato a fuoco dentro di sé l'antico fuoco prometeico della creazione, il compito immane, arduo e spesso crudele di impugnare il martello nietzschiano per frantumare senza alcuna pietà i vecchi, rassicuranti e ormai svuotati valori, per abbattere con furia iconoclasta le impalcature marcescenti e ipocrite di una cultura agonizzante, al solo scopo purificatore di fare spazio a nuove, abbaglianti e vertiginose costellazioni di significato. È un richiamo eroico ad abbracciare totalmente, fanaticamente e senza riserve un processo di distruzione creatrice che non fa sconti, non scende a patti col nemico e non lascia prigionieri sul vasto e insanguinato campo di battaglia delle idee. Al culmine di questa titanica epopea dello spirito, il ritmo incalzante, furioso e ossessivo dell'inchiostro smette definitivamente di essere un semplice, meccanico susseguirsi di segni grafici impressi chimicamente sulla cellulosa o proiettati su uno schermo retroilluminato, per trasfigurarsi, in un lampo miracoloso di trascendenza laica, in una forza etica dirompente, maestosa e universale. Questa forza incorruttibile diviene un possente battito cardiaco collettivo capace di penetrare fin sotto la pelle dei lettori, di scuoterne le fragili certezze, di connettere dinamicamente, telepaticamente e in modo indissolubile, le coscienze isolate, alienate e spaventate degli individui sparsi nel globo. Questa sublime elettricità infonde loro il coraggio sovrumano di non voltarsi mai più dall'altra parte, di fissare lo sguardo dritto nell'abisso oscuro e insondabile della propria complessa esistenza e, in ultima, definitiva e gloriosa istanza, di ridefinire per sempre, attraverso la pura, folgorante, spaventosa e sovrana potenza della parola, l'intero e vasto panorama culturale della nostra fragile ma incredibilmente meravigliosa civiltà.
Alessio Miglietta
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